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Il comune di Trieste finisce sotto l’occhio del Garante del Friuli Venezia Giulia per le persone a rischio di discriminazione, Walter Citti, il quale si è espresso sulla delibera della Giunta comunale di Trieste – che mantiene distinte le celebrazioni tra matrimoni e unioni civili, riservando per queste ultime una sala a parte – ritenendola discriminatoria.

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Il sindaco di Trieste, Di Piazza

Cosa dice il garante

Secondo il garante, infatti, la decisione è illegittima «in quanto in palese violazione della clausola generale di equivalenza» facendo presente che anche per le «unioni civili devono essere estese tutte le leggi e i provvedimenti amministrativi, e dunque anche quelli comunali, in materia di matrimonio». Per Citti, ancora, «per adeguarsi alla norma di legge nazionale, il Comune di Trieste dovrebbe semplicemente estendere anche alla costituzione delle unioni civili le norme previste dall’apposito regolamento comunale per la celebrazione dei matrimoni civili e relative deliberazioni giuntali relative a sedi e tariffario».

Un’immagine poco edificante

La decisione della Giunta di prevedere celebrazioni separate è dunque illecita e va ricordato anche che su provvedimenti analoghi, il Tar si è già espresso: respingendoli. A tal proposito, il Garante del FVG ha espresso profonda amarezza, in quanto il capoluogo della sua regione veicola un’immagine poco edificante per i diritti di tutta la cittadinanza agli occhi della società tutta. Intanto, guardiamo con attenzione alla recentissima approvazione dei decreti attuativi. Non sappiamo ancora se, anche in questo ambito, tali decreti faranno ulteriore chiarezza impedendo, dunque, interpretazioni arbitrarie da parte dei singoli sindaci. Staremo a vedere.

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