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Il Consiglio dei Ministri ha detto sì: ora i decreti attuativi della legge sulle unioni civili sono stati approvati e la legge è efficace a tutti gli effetti e sotto tutti i punti di vista. La firma è avvenuta durante la riunione annunciata ieri che si è conclusa alle 14 di oggi. Non ci sono più scuse, zone grige, ambiguità interpretative. “La notizia ci rallegra – dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay -: rappresenta un momento importante della storia del nostro Paese. Già nel semestre trascorso dall’approvazione della legge, abbiamo osservato i segnali di un cambiamento da tanti anni atteso”.

L’importante passaggio sulle cittadine e i cittadini stranieri

“Attraverso la visibilità di tutte queste coppie si afferma una cultura nuova, contraria a quella che legittima crimini e parole d’odio e che di quest’ultima è il vero antidoto – prosegue Piazzoni -. Inoltre, non possiamo non sottolineare il sollievo di veder risolta la questione delle persone gay e lesbiche provenienti da Paesi che non riconoscono o che peggio ancora perseguitano e puniscono l’omosessualità”. I decreti stabiliscono infatti, che nei casi in cui il paese d’origine non riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso o, addirittura, persegua l’omosessualità, basterà avere un certificato di “stato libero” per unirsi civilmente con un cittadino o una cittadina italiani.

“Il bicchiere è pieno solo a metà”

“L’entusiasmo – ricorda, però, Piazzoni – non deve però farci dimenticare che il bicchiere è pieno solo per metà. Anzi: gli stessi decreti attuativi in alcuni aspetti ci ricordano che l’uguaglianza non è ancora raggiunta”. “Lo fanno ad esempio quando istituiscono per le unioni civili registri diversi e distinti da quelli utilizzati per il matrimonio – spiega -. E lo fanno anche quando fanno riferimento allo scioglimento del matrimonio nel caso in cui in una coppia eterosessuale uno dei partner decida di intraprendere una transizione per la riattribuzione del sesso”.

“Un passaggio particolarmente odioso – sottolinea il segretario -, non solo perché insiste su storie reali ma anche perché ci ricorda una battaglia particolare”. Il riferimento è alla storia di Alessandra Bernaroli e di sua moglie, alle quali fu imposto il divorzio dopo che Alessandra aveva cambiato sesso. La coppia ha portato il proprio caso fino alla Corte di Cassazione, per rivendicare il diritto a rimanere sposate.

La questione di chi cambia sesso e i bambini lasciati fuori

“L’Alta Corte aveva riconosciuto loro quel diritto – ricorda Piazzoni -, sollecitando il legislatore a dirimere la materia. Quella sentenza è stata importante a determinare il percorso legislativo ed è amaro pensare che proprio chi si fece carico di quella battaglia oggi si veda togliere simbolicamente quello per cui aveva lottato”. La legge sulle unioni civili stabilisce infatti che, in caso di coppia sposata in cui uno dei due coniugi cambia sesso, se la coppia decide di volere comunque rimanere insieme, il matrimonio viene declassato ad unione civile.

“Infine c’è la questione dei bambini – insiste Piazzoni -, dei figli e delle figlie delle persone lgbt, esclusi dalla legge nell’ultimo miglio della discussione parlamentare. Quello stralcio fu accompagnato da promesse che attendono di essere mantenute: perciò richiamiamo i parlamentari a sbloccare l’iter di riforma della legge sulle adozioni, per dare giustizia a bambini e bambine che lo Stato sceglie oggi di trattare come mezzi orfani”. “Aver escluso i bambini dalla legge è una responsabilità di cui occorre farsi carico concretamente e in tempi brevi” conclude il segretario.
Adesso i decreti passano alla firma del presidente Mattarella e poi saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale, passaggio che li renderà definitivamente efficaci.

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