In Rainbow

Dopo l’intervento di Dario Accolla sull’articolo di Open in cui si gettano ombre sulla campagna #Odiareticosta, l’autore del video citato dalla testata ci ha chiesto il diritto di replica.
Naturalmente glielo abbiamo accordato.
Ecco il testo integrale, screenshot inclusi, inviatoci da Luca Vitale.

Grazie per avermi dato diritto di replica, purtroppo non sarò breve ma è necessario entrare nel dettaglio per rettificare una serie di inesattezze.
Prima vorrei fare una premessa, credo che mi siano state attribuite parole e pensieri che non ho mai espresso. Ho anche l’impressione che il tema lo stiate spostando dal dibattito in merito alla libertà di opinione e parola su web, ad una lotta sui diritti LGBT (o delle minoranze).
La cosa che maggiormente mi rammarica è che centinaia e centinaia di persone che hanno espresso il loro disdegno verso il sottoscritto, non hanno in realtà visto i video. Non avendolo fatto, non hanno potuto cogliere il messaggio che ho trasmesso, ed hanno immaginato un attacco alla persona di Cathy laddove, invece, io ho solo voluto criticare un progetto che a mio avviso presenta diverse lacune.
Cosa ancora più assurda, è l’avvocatessa LaTorre stessa ad aver dichiarato di non aver visto i miei video e di essersi fermata solo al secondo minuto.

Questa cosa si commenta da sé. In pratica non interessa a nessuno cosa ho detto, il problema a monte è il semplice fatto di aver avuto l’ardire di nominarla.
Lesa maestà? A quanto pare, sembrerebbe proprio di si.
Eppure nei video dico molte cose, in fondo erano due da circa 35 minuti l’uno! Esprimo il mio sostegno per Carola Rakete, esprimo il mio sostegno per le minoranze, prendo per il culo Salvini, mi oppongo apertamente alle discriminazioni, faccio anche dei rimandi a dei video dove parlo proprio del rapporto fra spiritualità ed omosessualità… ma soprattutto, ed è questo il vero tema centrale dell’intera “inchiesta” (mi si passi il termine), analizzo il fenomeno “Odiare ti costa” mostrando i rischi potenziali che potrebbe avere sulla libertà di parola ed opinione sul web.
A dire il vero, il buon 80% del mio lavoro parla proprio di libertà di opinione, si oppone alla censura, mostra come l’uso immotivato di “ethical hacker” possa rappresentare un gravissimo rischio per la violazione della privacy e spiega in che modo il tutto possa facilmente degenerare in una forma di “giustizia privata”, con il rischio che il pool di “Odiare ti costa” si vada magari a sostituire alla FFO.
Appunto, sollevo molteplici dubbi, evidenzio zone grigie e possibili criticità.
Cosa avete recepito voi della redazione, La Torre e tutto il suo seguito?
Solo ed unicamente la gag iniziale sul tweet dei “maschi, bianchi ed etero”.
Appunto, i primi due minuti.
Direi che le opzioni sono due… o concordate su tutto quello di cui parlo in oltre 60 minuti di video (dato che non ci avete speso mezza parola), oppure non li avete visti e siete partiti subito all’attacco per i motivi di “lesa maestà” di cui sopra, il che invalida a priori ogni vostra contestazione.
Tertium non datur.

Una critica ad una idea o ad un progetto (in questo caso, nello specifico, al MODO in cui è portato avanti) non è affatto una critica alla persona. Per me è cosa chiara, ma a quanto pare non per tutti è così.
Basti pensare che La Torre stessa, per il solo fatto che l’ho nominata (dato che i video non li ha visti!), ha minacciato azioni legali nei miei confronti e addirittura, senza alcuna ragione, ha deciso di contattare un importante cliente con il quale collaboro per chiedergli non si sa bene cosa, su delle presunte azioni che lei imputerebbe al sottoscritto (“Ho appena chiesto loro…”).
Possibile che di fronte a qualcuno che esprime dubbi su di un progetto, invitando al dibattito, lei senza neanche guardare i video -per sua ammissione- abbia scelto di rispondere con un attacco gratuito sulla vita privata e lavorativa?
E menomale che fa parte dei promotori di un’iniziativa il cui slogan è “l’odio ha i giorni contati”… non oso immaginare cosa avrebbe potuto fare se lo slogan fosse stato qualcosa tipo “Reprimerò nel sangue chiunque si opponga al mio oscuro regno. Liberate il Kraken!”.

Fatta questa doverosa premessa, che per quel che mi riguarda non fa altro che rafforzare ogni singolo dubbio sollevato in video (si, proprio quei video che non avete visto!), andiamo a rispondere all’unica, singola e sola critica che mi avete goffamente fatto: Il famoso tweet sui “maschi bianchi etero”.
Partiamo da una analisi del contesto. So perfettamente contro chi, voi attivisti LGBT, dovete scontrarvi tutti i giorni. Mi ci scontro pure io!
Retrogradi, bigotti, violenti, pregiudizi sociali e gente che pretende che l’accoppiamento maschio + femmina sua l’unico legittimo poiché “naturale” (LOL)… e se gli nomini la partenogenesi il loro cervello fa una BSoD, che non è un acronimo per indicare una forma particolare di bondage e sadomaso, ma sta a significare “blue screen of death”, la schermata blu di errore.
Quindi è normale che, alla lunga, partiate un po’ prevenuti. Questo vi porta, per forza di cose, a cadere vittima di molti bias ed euristiche. Con me avete fatto esattamente questo.
Un esempio?
In questo articolo scrivete testualmente: (…)per tutto il tempo delle riprese, sia Cathy La Torre, sia Maura Gancitano vengono ripetutamente definite come avvocato e filosofo. Al maschile, salvo qualche occasionale “avvocatessa” (…).
Peccato che io non parli mai a braccio. Scrivo sempre i testi dei miei video e li faccio ricontrollare dal mio legale. Se ci fate caso potete notare un taglio ogni 3-5 secondi (circa), questo perché leggo e ripeto la frase esattamente come l’ho scritta.
Perché vi dico ciò? Perché di proposito non ho mai usato l’aggettivo “filosofo” quando ho parlato di Maura e Andrea, dato che personalmente non li reputo tali.
Avere una laurea in filosofia non vuol dire essere filosofi. Ripeto: Non ho MAI detto che Maura è un filosofo (o una filosofa).
Eh già… Sorpresa!
Ho sempre parlato in generale di “laureato/a/i in filosofia” a seconda se parlo di lui, di lei o di tutti e due. Perché, è bene ricordarlo, i gestori di Tlon sono in due.
Non solo, uso diverse volte il termine “promotrici”, “amministratrice” e, come voi stessi scrivete (ma solo perché lo dico nei primi due minuti, eh!), uso anche la parola “avvocatessa”… se proprio vogliamo fare i conti della serva, sono più le volte che uso questa parola al femminile che al maschile (5 a 1). Vi invito a contarle.
Questa è la prova definitiva e chiara che voi non avete visto i video.
Questa è la prova definitiva e chiara di come a voi interessi solo fare propaganda a tal punto di inventare nemici inesistenti, inventare cose che non ho mai detto, ed inventare una narrazione fasulla sulla base di banali luoghi comuni.
Ah, ovviamente, preciso per la seconda volta che tutto questo non ha a che fare una mazza sul tema principale dei video, ossia la libertà di parola sul web.
Perché inventare menzogne a questa maniera?
Rispondo io per voi: “Si Luca, hai ragione. Non ci interessa realmente quello che dici, abbiamo preso i forconi in mano solo perché sei maschio, bianco ed etero. Siamo i primi a discriminare. Scusaci.”
Lo so, ho ragione. Ce l’ho sempre. Grazie

È esattamente su questa stessa base, ossia pregiudizi, ideologie estreme, bias, euristiche e molto altro che avete letto ed inteso la mia critica al tweet sui maschi bianchi ed etero.
Iniziamo finalmente a parlare di questo, perché si è capito che a voi del resto non interessa una sega. Poco vi importa se il pool privato di “odiare ti costa” propone di usare hacker per ottenere informazioni riservate, poco vi importa se si potrebbe creare uno strumento per intimorire le persone e limitare la loro libertà di espressione… se a contestare è uno schifoso maschio bianco etero, tanto basta per dargli contro.
Trovo a priori insensato, quando si criticano le idee e le opere di qualcuno, precisare senza ragione il suo sesso biologico, il quantitativo di melanina nella sua pelle, la sua etnia, la sua identità di genere, il suo orientamento sessuale… o altro.
Eppure lo vediamo tutti i giorni, se uno straniero commette un crimine basta che è di colore per scatenare il putiferio. Il colore, proprio perché usato come descrizione non necessaria, de facto diventa elemento di chiara discriminazione. Casapound e FN ci sguazzano su questa cosa. Salvini c’è salito al governo così.
È proprio l’utilizzo di elementi come sesso, colore o orientamento/gusto che si creano separazioni e discriminazioni.
A che serve specificare che Salvini e Trump siano maschi, bianchi ed etero? Perché non biondo, con gli occhi azzurri, oppure moro e occhi scuri? Ed i castani allora, che non hanno il coraggio di essere né mori e né biondi, a chi li lasciamo? Delle persone dal pelo fulvo non ne parliamo. Fuggite dai pel di carota come dalla peste!
Se non avete colto l’ironia, specifico che sto dicendo che si tratta di informazioni totalmente inutili ai fini di una analisi critica.
Trump e Salvini sono criticabili per quello che fanno e dicono, non perché sono bianchi, maschi ed etero.
Conosco benissimo la vostra retorica sulla white supremacy. Alle mie orecchie suona banale tanto quanto suona banale un neofascista che grida all’invasione del nero e del musulmano.
Stesso livello.
Per quel che mi riguarda, sono dell’idea che estendere ad una intera categoria le colpe di pochi è errato.
Salviniano: “Mohammed è straniero, Mohammed ha fatto un crimine. Tutti gli stranieri sono criminali.”
Voi: “Salvini è maschio, bianco ed etero. Salvini fa il sovrano imperatore. Tutti i maschi bianchi ed etero hanno fenomenali poteri cosmici.”
Peccato, io sono maschio, bianco ed etero e non controllo e comando un cazzo di niente nel mondo. Manco il mio gatto quando lo chiamo si degna di venire (si avvicina solo se ha fame… ‘sto stronzo).
Qua son due le cose, o sono sfigato io e praticamente tutti quelli che conosco, oppure voi avete toppato alla grande ed avete esteso al 99,9% le colpe dello 0.1%.
Là dove voi vedete maschi e femmine, etero ed omosessuali, bianchi o neri, io vedo solo ed unicamente PERSONE.
Persone che sono tutte uguali e godono degli stessi diritti umani. Ma questo discorso l’ho fatto già nel secondo video… esatto, proprio quei video che non avete visto ma tuttavia avete deciso di farci un articolo.

Se vogliamo veramente l’uguaglianza dovremmo cominciare ad abbandonare modelli che creano discriminazioni e separazioni. Dovremmo cominciare a vederci tutti come fratelli, liberi e uguali. Non ci sono neri, bianchi, viola, blu o arcobaleno, etero, omosessuali, trans o altro. Ci sono solo persone e, in quanto tali, godono tutte degli stessi diritti umani (e degli stessi doveri di fronte alla legge).
Forse dovreste leggere “A livella” di Totò e ragionarci un po’ su. Vi aiuterebbe.
Un altro elemento interessante è il fatto che un po’ ovunque fra i contatti di La Torre si stia difendendo a spada tratta quel tweet… quando poi lei stessa lo ha cancellato ritirandolo… evidentemente avrà cambiato di nuovo idea e forse quella roba la pensa sul serio?
Fate pace con il cervello.


Per quel che riguarda me, seguirò sempre il trinomio “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza” e combatterò sempre contro chi minaccia questi tre valori. Si, se ve lo state chiedendo ho appena dichiarato di essere massone… appartenenza che rivendico con orgoglio ma, come in molti sanno, oggetto di forti attacchi e discriminazioni a partire dalla politica e dell’opinione pubblica.
Ognuno ha qualcosa per cui essere odiato, discriminato e attaccato. Questo non ci autorizza a comportarci in modo speculare, diventando esattamente come quello che odiamo.
Lieto di avervi dato una lezione sulla tolleranza.
Mando un triplice fraterno abbraccio a tutti.

Luca Vitale

***

Alcune precisazioni dell’autore dell’articolo a cui si replica

Visto il tenore della replica e le accuse rivolte al sottoscritto, reputo doveroso precisare quanto segue:

  1. pur avendoli visti entrambi, mi sono soffermato sulla prima parte del video presente su Open – che va ben oltre i due minuti dichiarati – proprio perché è la parte che reputo più problematica, per le ragioni esposte nel mio precedente articolo;
  2. dal minuto 14:08 del video si entra nel vivo della polemica, richiamando l’aspetto deontologico. Ma nel pezzo da me scritto preciso che, non essendo uno specialista, dovranno essere gli organi competenti a occuparsi della vicenda e ad agire qualora emergano abusi in tal senso;
  3. non critico quindi il perché del video, ma il per come è stato concepito fin dall’inizio. Citando lo stesso Vitale, direi che reputo quella costruzione sbagliata “proprio dalle sue fondamenta”;
  4. faccio notare il “ricorso al maschile” si prolunga ben oltre i primi due minuti – come al minuto 7:37, per fare un esempio – e la questione non è di esattezza lessicale, ma di approccio alla questione: dire “laureato in filosofia” o “filosofo” (mi scuso, comunque per l’imprecisione) fa capire qual è il retroterra culturale di chi utilizza il “neutro maschile”. Alma Sabatini avrebbe tanto da dire, a proposito. Vitale, se lo reputerà necessario, può chiedermi delucidazioni in merito, sempre che non sia impegnato a darsi ragione da solo anche nel campo della linguistica;
  5. faccio altresì notare che le forze dell’ordine, abbreviate in FFOO (al plurale), non agiscono d’ufficio per i reati di diffamazione e di hate speech. Servono perciò avvocati/e e persone che lavorino in tal senso. Perculizzare l’operazione come se esistessero automatismi che intervengono in caso di tutti i reati è un approccio che getterebbe, di per sé, discredito a tutta l’operazione condotta nel video in questione;
  6. tutti/e auspichiamo un mondo caratterizzato dall’uguaglianza, ma per arrivare alla fine di un abuso, occorre analizzarne le origini. Il “volemose bene” in nome di una presupposta uguaglianza in un mondo in cui di fatto essa non esiste, è un ottimo strumento per mantenere lo status quo. Non a caso è lo stesso procedimento che gli omofobi utilizzano contro le rivendicazioni dei movimenti Lgbt, per cui “esistono già tutti i diritti”, “siamo già tutti uguali” e amenità simili;
  7. il paradigma “maschio-bianco-eterosessuale” è alla base della disuguaglianza. Da sempre il potere è detenuto da chi incarna quel paradigma stesso, tenendo ai margini le altre categorie. Questo non significa, naturalmente, che TUTTI I MASCHI obbediscono a tale paradigma. Chi non si rispecchia in esso, tuttavia, lo deve comunque riconoscere ed è tenuto a smontarlo se davvero auspica un mondo migliore. Come i bianchi che in Sud Africa denunciavano il privilegio e gli squilibri derivati dall’apartheid, per fare un altro esempio;
  8. fare battute di dubbio gusto sul “metterlo in bocca”, “divertirsi alle spalle” o “prendere per il culo”, come avviene nel primo video dal minuto 10:22, ironizzando sul fatto che è sessismo ma di fatto cavalcando quel linguaggio, non è di certo un buon inizio. Ce ne eravamo accorti anche prima, ma avevamo preferito concentrarci su altro;
  9. il tono della replica e l’arroganza di fondo che la caratterizza fanno comprendere, a me e non solo, che forse abbiamo colpito sul bersaglio individuato;
  10. non ragioniamo, in redazione, sulla base dei pregiudizi. Ci poniamo continuamente in discussione, a volte anche confliggendo tra noi, in base a ciò che studiamo e al confronto con gli altri e le altre. Valutiamo ciò che vediamo e critichiamo consideriamo problematico. Come il video in questione, appunto.

Il resto lo lasciamo alle persone che, di fronte a video, articoli, repliche e precisazioni di sorta si faranno le loro legittime opinioni. Buon ferragosto.

Dario Accolla

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