In Rainbow

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta scritta dall’attivista transessuale Alessandra Bernaroli sulla questione dei farmaci.

Spettabile Redazione,

sono una persona transessuale, attivista e protagonista di importanti battaglie civili. Vi scrivo questa “lettera aperta” per segnalarvi un fatto che trovo sconcertanteAlla fine dello scorso settembre l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha accolto tramite una determina la richiesta di una casa farmaceutica di trasferire un farmaco necessario alla terapia ormonale sostitutiva delle persone transessuali, il Progynova (un estrogeno), dalla fascia A (quella rimborsabile) a quella C (a pagamento); in conseguenza di questo la multinazionale ha avuto piena libertà di rideterminare in via autonoma il prezzo di vendita.

L’aumento dei costi delle terapie

Tutto ciò ha comportato, perlomeno in Emilia Romagna dove lo si poteva prescrivere con ricetta rossa, un aumento del prezzo da zero euro a 10 euro a confezione (in alcune Regioni invece già prima la confezione si pagava 3 euro). Considerando che la terapia solitamente in uso prevede tre confezioni al mese, stiamo parlando di 360 euro l’annoSono pochi, sono molti? Obiettivamente se consideriamo che le persone trans* difficilmente riescono a trovare o mantenere un lavoro, specialmente se dipendente, a causa delle sempre presenti discriminazioni, si può senz’altro affermare che è un aumento sconsiderato ed ingiustificato. 

Risparmi di fatto nulli per la sanità pubblica

Il ministro Speranza

Davvero non se ne comprende la ragione, poiché la platea delle persone interessate è davvero esigua, poche migliaia, e di conseguenza il risparmio per la sanità pubblica è nei fatti nullo. Il quadro diviene sconfortante se consideriamo che la terapia ormonale è una delle poche agevolazioni che vengono offerte alle persone transessuali, poiché gli interventi chirurgici sui caratteri sessuali primari sono praticati soltanto in poche strutture e con liste d’attesa sfiancanti che costringono la stragrande maggioranza delle persone a doversi rivolgere a pagamento presso strutture estere.

È accettabile tutto ciò da un governo che si dice di sinistra?

Mi chiedo se sia accettabile che tutto ciò sia stato posto in essere da un Governo che si dichiara di sinistra e da un Ministro della Salute che mi pare faccia parte di un partito che si vuole distinguere anche per l’attenzione alle persone maggiormente in difficoltà. Personalmente mi sono sentita presa in giro vedendo lo stesso Ministro in televisione e sui giornali parlare della manovra finanziaria declamando con orgoglio l’aumento delle risorse destinate alla sanità.

Le fake news del governo

Non sono forse queste fake news e provenienti proprio da un componente del partito che sulla verità delle informazioni ha fatto una bandiera? Le associazioni trans, con grande prontezza, hanno sì scritto un comunicato di protesta, ma dopo questo più nulla! Io ho provato a chieder loro aggiornamenti tramite i social network, ma non ho purtroppo avuto alcuna risposta. In quanto attivista ho voluto io stessa scrivere ad un Sottosegretario dell’attuale Governo, persona da sempre impegnata nelle lotte civili e di cui ho avuto conoscenza personale avendo collaborato assieme in iniziative sul diversity management, ottenendo non più di una generica promessa di interessamento.

L’interrogazione parlamentare

Di recente si è avuta risposta ad un’interrogazione parlamentare presentata sul caso: il Governo dice che sul mercato ci sono “alternative terapeutiche di pari efficacia” e quindi non c’è problema. Purtroppo questa è la seconda fake news: anzitutto non esistono in fascia A prodotti come il Progynova (contenenti cioè beta-estradiolo valerato), ma solo prodotti aventi beta-estradiolo combinato con altri tipi di esteri, ad es. acetato, benzoato, cipionato o emiidrato, esteri che hanno un grado di biocompatibilità certamente differente. Oltre a questo non esiste nessun altro prodotto generico o equivalente in commercio, una mancanza grave che non doveva essere trascurata da AIFA prima di elargire concessioni.

A rischio l’equilibrio fisico del paziente

Infine e non meno importante, tra i prodotti rimasti in fascia A non esiste alcuna pillola, ma soltanto gel, creme, iniezioni. Questo è molto grave se pensiamo alla praticità di assunzione della pillola anche nell’ambito di contesti di vita quotidiana e lavorativa. Cosa dovremmo fare, tutti i giorni chiedere uno o più permessi per andarci a spalmare la crema? E non dimentichiamo che essere costrette a modificare un trattamento medico consolidato può compromettere un equilibrio fisico faticosamente raggiunto e tutto questo solamente per un capriccio del politico di turno.

A pagare sono sempre le persone trans

Questi sono i fatti ed a pagare sono le persone transessuali, forse la categoria di persone più abietta e trascurata. Che tutto questo sia stato posto in essere, associazioni LGBT permettendo, da un Governo di sinistra e per giunta facendolo passare come un qualcosa di ben fatto in un contesto di attenzione al mondo sanitario, no, non ci sto!

Alessandra Bernaroli

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