In Cool, Rainbow

È un mondo alla rovescia, quello narrato da Franco Buffoni nella sua ultima fatica letteraria, Due pub, tre poeti e un desiderio, (Marcos y Marcos, 2019). Un mondo in cui il baricentro della tolleranza per i maschi gay – le altre categorie non erano nemmeno previste – era collocato nel Mediterraneo. Lì i nobiluomini inglesi fuggivano per scampare alla gogna e all’impiccagione, prevista in Inghilterra. È il destino di lord Byron, costretto all’esilio per evitare l’infamante accusa di sodomia. Accusa che investirà in pieno Oscar Wilde. Di questi due poeti, insieme a Wystan Hugh Auden, parla l’autore nel suo prezioso volumetto. Raccontando anche tutto il resto.

Tra story ed history

La storia che ci offre Buffoni – nel suo libro fa una precisa distinzione tra story e history – è una vera e propria staffetta esistenziale. Staffetta che lega vite dei tre poeti, con la straordinarietà che le accomuna – insieme alla loro omosessualità – e la pesante coltre di ipocrisie e ricatti, di non detti e di verità urlate, che si accavallano nel fluire degli eventi. Due pub, tre poeti e un desiderio, leggiamo nella presentazione dell’opera, «racconta la loro storia come se insieme avessero vissuto una vita sola. Come se fossero stati una sola persona, che fino a trentasei anni è Byron, dai trentasei ai quarantasei è Wilde, dai quarantasei ai sessantasei è Auden».

Un rincorrersi di eventi

In questa ricostruzione, non c’è solo l’apporto storico – appunto – ma emerge un filo rosso che accomuna quei destini e li traghetta nel presente. Nel nostro. Sembra metterci in guardia, Buffoni. Se oggi possiamo andare mano nella mano, di fronte a un ufficiale di stato, a pronunciare il fatidico sì, non è un accidente. Niente è avvenuto per caso. Non è men che mai un regalo della fortuna. C’è un rincorrersi di eventi, un mutamento nella storia del pensiero, una lotta che prima di ogni altra cosa è sul piano personale e che poi, in un secondo momento, diventa una questione pubblica. Politica.

Due pub, da Londra a New York

I due pub citati sono il White Swann e lo Stonewall Inn. Da Londra a New York. Da una retata che nel 1810 generò arresti, vite rovinate, condanne a morte all’altra – quella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 – da cui ebbe inizio la liberazione della comunità Lgbt+. Sembra esserci qualcosa di evocativo anche nei nomi di questi luoghi: dal cigno bianco, la cui purezza dell’immagine ne denuncia anche la fragilità, al muro di pietra, dove si infrangerà l’intransigenza e l’omo-transfobia di una società che non voleva vedere l’altro da sé.

Una storia dell’omosessualità che si serve della coscienza critica

E in questa narrazione, Buffoni restituisce il carattere complesso di una realtà che per secoli si è sviluppata in modo sotterraneo (ma non del tutto invisibile) nella società del tempo. Lo fa con curiosi aneddoti, analizzando la storia delle parole, a cominciare dal termine gay che già nell’Inghilterra di Byron aveva il significato che oggi diamo ad esso. Lo fa ricostruendo situazioni, retroscena e illuminando con la luce della verità storica quanto sottaciuto nel corso del tempo dal mondo accademico, dalla critica ufficiale, dalla storiografia stessa. La sua è una storia dell’omosessualità vista attraverso lo sguardo dell’uomo di cultura, dello studioso di filologia, del critico letterario. Una history che non si serve solo della conoscenza, ma che si snoda anche attraverso la coscienza. Civile, politica, umana.

Il libro verrà presentato il 5 giugno, alle ore 18:00, alla Gay Croisette ed è tra le iniziative culturali del Roma Pride 2019.

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