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Agedo, lettera aperta a Draghi: «Serve un supporto per la legge Zan»

Una lettera aperta al presidente del Consiglio dei ministri: così Agedo Nazionale, a Mario Draghi, per supportare la legge Zan contro l’omo-transfobia, la misoginia e l’abilismo. «Siamo genitori, anzi “due volte genitori”, come recita il titolo del nostro storico docu-film con il quale amiamo presentarci per parlare del grande amore verso le nostre figlie e i nostri figli e alla visione del quale ci piacerebbe invitare Lei e tutti i genitori». Comincia così la lettera al premier.

La mission di Agedo

Agedo ricorda che «per questo già dal 1993 abbiamo sentito il bisogno di riconoscerci in un’associazione perché siamo accomunati da una stessa condizione: i nostri figli, a un certo punto della loro vita, hanno preso consapevolezza del loro orientamento sessuale, percentualmente minoritario rispetto alla totalità della popolazione, o alcuni di loro hanno sentito di appartenere ad un genere diverso da quello cui erano stati assegnati alla nascita». L’associazione ricorda dunque qual è la sua mission: «sostenere, con una corretta informazione e una aperta condivisione, tutti quei genitori che, a seguito del coming out dei loro figli, da soli non riescono ad adattarsi serenamente alla nuova consapevolezza».

“Troppa ostilità contro i nostri figli”

Mario Draghi

«Siamo orgogliosi dei nostri figli» continua Agedo, «persone serie, affettuose, sane, generose, sensibili, impegnate, come tutti gli altri; amano la vita, lavorano onestamente, contribuendo al benessere della Nazione e cercano la felicità accanto alla persona che sentono di amare. Allora, ci chiediamo: perché viviamo spesso un disagio anche noi genitori di figli Lgbt+? Questo è dovuto alla consapevolezza di una mancata piena inclusione da parte della società di queste nostre figlie e figli che, troppo spesso, sfocia in aperta ostilità».

La “colpa” di essere ciò che si è

Agedo ricorda che i figli e le figlie Lgbt+, i loro figli, «sono oggetto di insulti, derisione, aggressioni, violenze, per l’unica “colpa” di essere quello che sono e quando escono per incontrare la persona che amano e ci salutano, a volte dobbiamo fare uno sforzo in più per cacciare via un brutto pensiero, reprimere un’inquietudine. Soprattutto nei periodi in cui la cronaca ci restituisce quasi ogni giorno notizie davvero terribili e sconfortanti». E ricordano ancora a Draghi: «Caro Presidente, i nostri figli non hanno la stessa libertà dei figli eterosessuali».

Citando Mattarella

Sergio Mattarella

I genitori Agedo ricordano che le persone Lgbt+ «non possono mostrare una tenerezza, un gesto d’affetto verso la persona che amano quando sono in pubblico; devono reprimere il desiderio di prendersi per mano, anche solo per un attimo, e noi soffriamo nel pensare a questa loro vita nella quale sono costretti a muoversi con circospezione, a volte nascondendosi». Citano Sergio Mattarella, ancora, che «ha espressamente dichiarato che “la discriminazione non solo viola i diritti umani, ma lede il diritto all’uguaglianza”». E ancora, ricordano: «La discriminazione i nostri figli la vivono a scuola, sul luogo di lavoro, durante il percorso della loro formazione scolastica, negli spazi pubblici, nei luoghi di preghiera. Perché questo accade ancora oggi in un Paese europeo avanzato?»

Un problema culturale

«Lei dirà» continua Agedo «che questo è un problema culturale: è vero, ma il progresso culturale spesso segue e accompagna le conquiste civili che sono, a loro volta, sostenute dall’attività legislativa. Questo è il punto. Ci sembra davvero indispensabile che una società civile ritenga intollerabile, e quindi, punibile, un atteggiamento aggressivo e spesso violento, basato esclusivamente sulla discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità. Elementi, questi, propri dell’identità e della dignità degli individui che, pertanto, meritano di ottenere riconoscimento e protezione dall’ordinamento giuridico, per poter essere espressi senza rischiare lo stigma e la violenza generati dalla discriminazione. Questa è fortemente nociva non solo per le persone Lgbt+ ma per tutta la società, perché fortemente disgregante e non perseguirla equivale a legittimarla».

L’Italia del 2021 discrimina alcuni cittadini

Una manifestazione di Agedo

Agedo incalza, ricordando: «Alle nostre figlie e ai nostri figli è concesso solo da pochi anni una sorta di matrimonio di serie B, l’unione civile anche se il collante con cui costruiscono le loro famiglie è l’amore, lo stesso, e non altro, su cui investono tutti gli individui.Com’è possibile che, nell’Italia del 2021, alcuni cittadini siano consapevolmente discriminati dallo Stato? Noi crediamo che, fino a quando le Istituzioni stesse non colmeranno questa ferita non sarà possibile far crescere nei cittadini la consapevolezza del necessario rispetto della varietà dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere».

La lettera aperta a sostegno della legge Zan

E riprendono il discorso sulla legge Zan, i genitori di Agedo: «Presidente, in questi giorni è in attesa di essere discussa in Senato la proposta di legge Zan, che ha per oggetto “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, già approvata alla Camera. Noi confidiamo in un Suo autorevole supporto per superare gli ostacoli che incontra anche da parte di alcune forze di governo».

È il mondo che deve cambiare, non i nostri figli

I genitori delle persone Lgbt+ concludono, infine, la lettera aperta: «Il tema della tutela dei diritti è sempre centrale, mai secondario e il nostro Paese non può sopportare l’ulteriore protrarsi dell’assenza di una normativa di contrasto all’odio e alla violenza determinati dall’appartenenza a gruppi minoritari. Come siamo soliti affermare: “È il mondo che deve cambiare, non i nostri figli!” Noi tutti, consapevoli della Sua poderosa esperienza nelle Istituzioni Europee, confidiamo anche nel suo intervento per far superare all’Italia e agli italiani il gap che tuttora ci separa dalle democrazie europee più avanzate. Si tratta di una conquista necessaria per una democrazia matura e per una società più giusta che porterà il nostro Paese ad una evoluzione sociale raggiungibile solo favorendo la cultura del rispetto e dell’inclusione di tutti i “diversi da noi”. Grazie per l’attenzione, e buon lavoro!»

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