Il coming out forzato al momento del voto scoraggia le persone trans: ma se non fossero sole?

Perfino esercitare un diritto basilare come andare a votare può diventare difficile per una persona trans. Pensate a cosa può succedere a chi si presenta al seggio con un documento, ad esempio, in cui è riportato un nome maschile mentre il suo aspetto è decisamente femminile. O viceversa.

Costretti al coming out

Il minimo in cui si incorre è essere costretti ad un coming out. Dovere, insomma, spiegare a presidente di seggio e scrutatori che hanno davanti una persona transgender. E doverlo fare davanti ad altri in attesa di votare.
Non è facile. E non è detto che, anche dopo la spiegazione, le cose filino lisce. Dipende dalla sensibilitĂ  di chi si ha davanti. Insomma, una serie di difficoltĂ  che potrebbero spingere una persona trans a decidere di non andare a votare, pur di evitare l’ennesima umiliazione.
Ma se non si dovesse per forza andare da soli? Se insieme ad una persona trans che vuole votare ci fosse qualcuno che le sta accanto e che, magari, la spalleggia in caso di difficoltĂ ?

Insieme a votare

E’ l’iniziativa pensata da Omphalos T, il gruppo dell’associazione lgbt perugina che si occupa proprio dei temi transgender. “Vuoi andare a votare ma ti preoccupa il momento del coming out? Vuoi compagnia? Contattaci” si legge nell’immagine pubblicata sulla pagina Facebook del gruppo. “Negli ultimi anni la componente T di Omphalos è cresciuta – spiega a Gaypost.it Giuliano Foca, responsabile del gruppo T -. Ogni persona che arriva porta la sua esperienza. Parlando tra noi del voto è emerso proprio questo problema. E la domanda: ‘Ma tu ci vai?’ I seggi sono divisi tra maschi e femmine e tu devi scegliere la fila in cui posizionarti. E quella la decide il tuo documento, non il tuo aspetto o la tua identitĂ  di genere”.

“Ha sbagliato fila”

“La prima cosa che succede – continua Foca – è che lo scrutatore, in totale buona fede, ti dice: ‘No, ha sbagliato fila: deve andare di lĂ ’. Insomma, l’outing è scontato. Questo scoraggia molto e spesso le persone trans non vanno a votare rinunciando a fare sentire la loro voce, oltre che ad esercitare un diritto”.
Per questo i volontari e le volontarie di Omphalos si sono messi a disposizione delle persone trans che vorrebbero votare, ma sono scoraggiate dal coming out / outing, forse inevitabile.

Non solo a Perugia

“Avere accanto qualcuno che sta facendo o ha fatto il tuo percorso – conclude Foca -, che ha provato la stessa cosa, può cambiare la percezione di quel momento. Sai di non essere solo o sola e che se ti volti trovi un viso sorridente. Insomma, non evita certo tutta la trafila, ma magari la rende piĂą sopportabile”.
L’invito è rivolto a tutte le persone T che votano a Perugia, Foligno e Spoleto dove gli attivisti e le attiviste sono presenti. Per chiedere di essere accompagnati da qualcuno di loro bisogna scrivere a genere@omphalospg.it

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