In News, Onda Pride

Si legge imbarazzo nelle parole che il sindaco di Arezzo ha affidato all’edizione toscana de La Repubblica per commentare l’arrivo del Toscana Pride nella sua città. Dopo la parata dello scorso anno a Firenze, a cui il primo cittadino Nardella (Pd) si rifiutò di dare il patrocinio, quest’anno la manifestazione dell’orgoglio delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali e queer arriva proprio ad Arezzo, il 27 maggio. “Non ho la percezione di quello che sia un gay pride. Mi aspetto un’ostentazione che potrebbe mettermi in imbarazzo” dichiara Alessandro Ghinelli, eletto con una coalizione di centrodestra e con un passato da militante del Movimento Sociale Italiano.

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Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo

Vale la pena ricordare che, insieme a quello di Firenze, il comune di Arezzo fu uno dei pochissimi a non concedere il patrocinio al Toscana Pride del 2016.

“Metterà in imbarazzo la gente”

Per questo, attraverso le pagine di Repubblica, il primo cittadino aretino sciorina il suo vademecum per un Pride che, secondo i suoi parametri, sarebbe accettabile. “Sarà una manifestazione fatta in maniera provocatoria – dice Ghinelli -. E per mettere in imbarazzo la gente. Noi però la accoglieremo civilmente. Pregando gli organizzatori di evitare effetti scenici imbarazzanti, come manifestazioni di sesso libero in strada”. Insomma, il sindaco non ha mai partecipato ad un Pride, non ne ha neanche mai visto uno, ma al solo pensiero si dice “un po’ preoccupato”.

I “canoni dell’accettabilità”

E poi elargisce indicazioni su come i manifestanti possano o non possano vestirsi per partecipare alla manifestazione enunciando quelli che definisce “i canoni dell’accettabilità”. “Il limite per i maschi sarà il torso nudo – spiega -. Via libera, invece, alle donne in bikini, ma non si parli di topless”. Perché le donne in bikini sì e gli uomini in costume no? Non è chiaro. O forse sì, ma evitiamo. E da come si “comporteranno” i manifestanti in piazza, dipende la partecipazione del sindaco alla parata. E ammesso che mai dovesse decidere di partecipare, di certo lo farà senza fascia tricolore né gonfalone della città.

Niente unioni civili

Ghinelli è tra i sindaci che hanno deciso di non celebrare le unioni civili, sebbene abbia scelto di non fare ostruzionismo con provvedimenti e ordinanze campate in aria. “Non avrei votato la legge, ma la legge esiste e va applicata. Anche se io delego fare ai funzionari”, spiega.

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