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Roberto Sormani (camicia a scacchi) con un gruppo di italiani residenti a Londra

Più che un sasso in uno stagno, il coming out (tardo e tardivo) di Gianna Nannini ha avuto l’effetto di un vero e proprio meteorite in mezzo a un oceano. Ricordate il film Deep impact? Ecco. Sui social la polemica imperversa da giorni e ciò che non si perdona alla cantante senese non è tanto il suo intento di emigrare, quanto l’essersi lamentata di una situazione presente in Italia – la mancanza di una legislazione completa sulle famiglie omogenitoriali e sulle coppie di persone dello stesso sesso – che però il silenzio dei personaggi famosi, come nel suo caso, ha contribuito a determinare nel corso degli anni. Un silenzio, in altre parole, visto come complice.

Una polemica che tocca gli italiani all’estero

La polemica tocca inoltre moltissimi italiani e italiane che si sono trasferite in un paese straniero e che si sentono, a qualche titolo, toccati da questa polemica che rischia di travolgere tutte le persone migranti, col rischio di descrivere la scelta di andar via come comoda e basata su una convenienza personale. Ma è veramente così? Ne abbiamo parlato con Roberto Sormani, presidente di Wake Up Italia London, un’associazione di italiani/e che vivono a Londra e che, seppure oltre Manica, cerca di portare avanti la lotta sulla questione Lgbt anche dall’estero.

Il legame con l’Italia

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Roberto Sormani durante una manifestazione

Sul dubbio, che potrebbe sorgere, riguardo all’efficacia di una lotta a distanza, Sormani ha le idee molto chiare: «La distanza è più fisica che emotiva. Siamo ancora molto legati all’Italia e ci piacerebbe tornare senza perdere diritti e dignità all’atterraggio», dichiara a Gaypost.it. «La nostra posizione ha però diverse particolarità rispetto a quella dei nostri amici rimasti in Italia: in primo luogo la nostra voce spesso non è sentita, anche se molti di noi sono qui proprio per via di quelle leggi di cui si discute. Una “fuga dei cuori” che rende noi e i nostri figli più vulnerabili, specie di fronte alla Brexit».

Il paradosso del privilegio

Il lavoro sul territorio è molto importante, secondo Sormani: «Abbiamo la possibilità di raccogliere del supporto per il movimento italiano da parte di associazioni locali, come Stonewall e l’LGBT History Month con cui siamo sempre in contatto». E non finisce qui: «Anche all’estero si vota e stiamo programmando un’azione di lobbying sui candidati italiani all’estero, in collaborazione con altre associazioni italiane». Con una consapevolezza: «Sappiamo di essere privilegiati rispetto a chi è rimasto in Italia. Il nostro privilegio evidenzia una contraddizione che il legislatore e le corti dovranno risolvere».

La petizione sulle adozioni di Wake Up Italia

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Il gruppo di Wake Up Italia London

Il lavoro di Wake Up Italia non si limita all’azione di pressing e al dialogo, ma si fa lotta attiva: «Mentre con una mano il Parlamento stralciava la stepchild adoption dalla Legge 76, con l’altra ci si prometteva una revisione integrale della normativa sulle adozioni. È passato più di un anno e non si è visto niente…» ed è qui che arriva una proposta concreta: una petizione proprio su questo tema che verrà lanciata proprio oggi, in occasione del pride di Londra. «Chiediamo un impegno serio; l’adozione per noi non è un accessorio e la tutela dei nostri bambini non può aspettare». La petizione di Wake Up Italia «è indirizzata, fra gli altri, alla presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Donatella Ferranti. Stiamo lavorando per avere il più ampio supporto della comunità londinese». Con una speranza: che il «messaggio di solidarietà della comunità estera possa incoraggiare la comunità italiana a andare avanti e anche a uscire da polemiche che fanno male anche ai bambini nati con la Gpa».

L’invito a Gianna Nannini

Certo, fa un po’ male – ci rivela Roberto – leggere delle generalizzazioni su tutte le persone che emigrano. «Abbiamo discusso molto fra di noi del caso Nannini. Ci sono sentimenti contrastanti: si comprende, da un lato, che ognuno ha i suoi percorsi e non si può pretendere attivismo politico da chiunque», dichiara ancora. «Siamo però ben consapevoli dell’influenza che può avere una rockstar sull’opinione pubblica: Nannini non ne ha fatto buon uso finora, ma non è mai troppo tardi per unirsi alle battaglie di tutti noi». E arriva un invito formale, all’artista senese: «Le problematiche che ha evidenziato sono anche le nostre: l’abbiamo invitata a un incontro; vi terremo aggiornati!». Non resta che aspettare.

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