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Il MoVimento 5 Stelle ha condannato la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati e venduti come una merce e dal momento che anche il feto ha dei diritti. Abbiamo infatti richiesto in Parlamento che i Paesi nei quali l’utero in affitto è autorizzato firmino e ratifichino quanto prima la Convenzione di Istanbul”.

“Una pratica aberrante”

Lo scrive in un post sul Blog delle stelle la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni (M5s). “Presso la sede della CGIL nazionale – spiega nell’incipit del post Spadoni – è stata appena presentata una proposta di legge su quella che qualcuno chiama ‘Gestazione per altri solidale’. Tradotto: ‘utero in Affitto’. Rimango sconvolta dal fatto che un sindacato, che dovrebbe occuparsi dei diritti dei lavoratori, si metta invece a parlare di un tema così delicato e che riguarda il corpo e la dignità della donna e di un bambino. La pratica dell’utero in affitto è semplicemente aberrante, disumanizzante e contraria alla dignità e ai diritti delle donne e dei neonati”.

“Cgil pensi ai lavoratori”

Spadoni conclude: “Poco conta che chi propone la legge, cioè i radicali, parlino di maternità surrogata ‘solo per fini solidaristici’. Questi ‘fini solidaristici’ forse ci saranno quando una donna europea ricca e benestante offrirà il suo utero per aiutarne un’altra dei Paesi in via di sviluppo di cui sopra. Sappiamo tutti che non è così, non prendiamoci in giro. E contano ancora meno le dichiarazioni a cose fatte di Landini che prende le distanze. La CGIL nazionale ha offerto la propria sede per presentare la legge, l’Ufficio Nuovi Diritti della Cgil ha aperto un confronto con tutte le realtà coinvolte, il convegno c’è stato. Di cosa sta parlando? Ribadisco, i sindacati pensino ai lavoratori, ai precari, ai divari retributivi tra uomini e donne. Insomma – chiude l’esponente M5s – facciano il loro lavoro”.

Quando il M5s propose una legge a favore

Un altro passo indietro per il M5s. Molto indietro, perché nel 2013 fu presentata in Senato una proposta di legge a cinquestelle (firmata tra gli altri dai senatori Airola, Buccarella, Crimi e Lezzi) che legittimava di fatto quella che oggi il movimento grillino chiama “pratica dell’utero in affitto”. Come già raccontato su L’Espresso il 5 aprile 2013 il Movimento 5 Stelle aveva infatti depositato un progetto di legge dal titolo “Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso”.

Cosa conteneva il progetto di legge?

Il progetto includeva adozioni e maternità surrogata per gay e lesbiche. L’articolo 3, comma 4, dispone infatti “l’abrogazione delle parti della legge n. 40 del 2004″ che regolano il divieto di accesso alle tecniche di procreazione assistita da parte delle coppie dello stesso sesso e il divieto di ricorso a tecniche di tipo eterologo.

“Inoltre – si legge – per consentire anche il ricorso alla maternità surrogata, si abroga il divieto di dichiarare la volontà di non essere nominata, imposto alla donna che faccia nascere un figlio a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita”.
Cos’è cambiato nel frattempo? Tutto. Nel tentativo di inseguire sul terreno la Lega il M5s sondaggi alla mano cavalca l’onda emotiva riscrivendo il programma di volta in volta.

La leadership di Di Maio dopo aver spostato definitivamente il movimento a destra, gratta il barile di battaglie già abbracciate dalla destra fondamentalista. Ci vuole visione quando si fa politica, mentre la convenienza del partito di Grillo non è quasi mai quella del tempo che verrà. Si delinea definitivamente il M5s un profilo politico che pure era chiaro, ma che ha confuso una buona parte dell’elettorato di sinistra attratto dai temi sacrosanti del rinnovamento e dello strapotere corrotto della casta. L’ennesima presa di posizione contro le persone Lgbt non è altro che un calcolo, una strategia di marketing elettorale di ambigua origine e di sempre più nitido approdo.

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