I 5 libri con cui aprire il 2022: i nostri consigli per il nuovo anno

Il nuovo anno è arrivato ed è l’ora di parlare dei 5 libri che vogliamo consigliarvi per aprire al meglio il 2022. Dopo la pausa natalizia, che ha riguardato anche noi, Gaypost.it consiglia – come di consueto – cinque bellissimi titoli che non possono mancare sui vostri scaffali. Sia perché ci aiuteranno a riflettere, sia perché toccano argomenti cruciali del dibattito pubblico. I temi proposti, pensiamo, saranno al centro dell’agenda politica prossima ventura. E allora ecco la nostra selezione, che spazia dalla narrativa alla saggistica.

La forma del cuore, di Monica Cirinnà e Anton Emilio Krogh

Qual è la forma del cuore? A questa domanda prova a rispondere il romanzo scritto da Monica Cirinnà e Anton Emilio Krogh, intitolato proprio La forma del cuore (Mursia, 2021). La storia, basata su fatti realmente accaduti, la possiamo apprendere dalla scheda di presentazione del libro: «Ada è un fuciliere scelto dell’Esercito italiano. Eve è una novizia francescana in attesa della conferma dei voti. Due donne diverse, ma che si scoprono molto simili quando i loro destini si incastrano durante un pellegrinaggio a Lourdes». E da lì scoppia l’amore, ostacolato tuttavia dalle divise che indossano le due donne: l’uniforme militare, per una, il velo religioso per l’altra.

E l’amore esplode, in tutta la sua imprevedibilità. Come un fiore che sboccia sotto la tempesta. E la tempesta è quella di un iter burocratico che rischia di allontanarle per sempre. E in questa storia di donne, che parla di quell’amore universale che però coinvolge chiunque, arriva in aiuto l’avvocata Margherita, impegnata in prima linea affinché le unioni civili diventino legge in Italia. Un romanzo, quello di Cirinnà e Krogh, che è scrittura militante. Ma non solo. Parla del cuore, parla al cuore. Luogo simbolico dei nostri sentimenti e delle nostre catastrofi emotive, ma che in questo caso è il centro non solo di un lieto fine, ma di una narrazione che si fa anche discorso politico. E ne abbiamo un disperato bisogno, in tempi siffatti.

Questo non è normale, di Laura Boldrini

La lotta al sessismo e l’azione politica per la piena uguaglianza tra uomini e donne deve essere al centro di un percorso qualificante per la democrazia di una nazione e della società che la abita. In tal senso va l’ultima fatica letteraria di Laura Boldrini, Questo non è normale, pubblicato da Chiarelettere. E il sottotitolo del saggio della Presidente emerita della Camera dei Deputati è un vero e proprio manifesto programmatico, all’interno di questa battaglia politica: come porre fine al potere maschile sulle donne. Un potere che non si limita al controllo dell’universo femminile, ma che si irradia su altre categorie sociali, sulle minoranze, sulla comunità Lgbt+.

«Finché continueremo a dire che il trattamento riservato alle donne è normale» si legge nella scheda di presentazione del libro, «vivremo in un paese arretrato e ipocrita, in cui le prese di posizione contro i divari di genere rimarranno solo scaramucce di facciata, buone per sistemarsi la coscienza ma destinate a non incidere, a non cambiare davvero le cose». Certo, i traguardi ci sono stati, ricorda Boldrini. Ma non sono sufficienti. E rischiano di divenire misure di facciata in un contesto in cui l’agenda deve essere più incisiva e più corposa. E non nasconde le difficoltà del percorso: «La donna che sovverte lo schema è invisa, considerata una persona “strana” e un po’ esaltata». Ma è un percorso che va fatto. E il libro di Laura Boldrini indica i mali da combattere e la strada che deve essere percorsa.

Fuori binario, di Giuseppe Burgio

Non esiste una sola forma di sessualità, ma molte. Anche all’interno di categorie che consideriamo “solide”, indagate, continenti esplorati che non hanno più niente da raccontarci. Quando il continente invece è largamente inesplorato e circumnavigato, semmai, dai velieri del luogo comune, sono molte le cose che devono essere portate alla luce. E non è solo una questione identitaria, ma un tentativo di restituzione di realtà. E in questo senso si muove l’ultimo pregevolissimo lavoro di Giuseppe Burgio, Fuori binario – Bisessualità maschile e identità virile, uscito con Mimesis Edizioni.

Parla di bisessualità al plurale, lo studioso, e ci mette in guardia dai pregiudizi che chiunque può nutrire al cospetto di questa dimensione dell’identità sessuale. Spesso relegandola a mondo di confine tra realtà “stabili” – eterosessualità e omosessualità – e troppe volte descritta come momento di confusione e di disonestà intellettuale di fronte al proprio sé. Eppure ciò che ci troviamo davanti è una rosa di molteplici possibilità. E quindi di libertà, autodeterminazione, desiderio, passioni, ma anche paure e inadeguatezze. Un saggio che ci mette a contatto con un’umanità profonda e che va rivalutata e narrata diversamente.

Ma c’è di più. Come apprendiamo, «il volume analizza le trasformazioni contemporanee dell’eterosessualità maschile, caratterizzate da una crescente sperimentazione sessuale. Si ricava così un dossier di desideri, pratiche e rappresentazioni che dimostra l’esistenza di un comportamento bisessuale maschile molto più diffuso di quanto finora abbiamo sospettato». Un testo fondamentale, che rompe molti limiti. Quelli del pregiudizio, in primo luogo.

La lingua che cambia, di Manuela Manera

La lingua che cambia, di Manuela Manera (Eris Edizioni, 2021), rappresenta al meglio quanto vuole rappresentare la pregevole collana Bookblock e che si presenta al pubblico come “strumento di autodifesa culturale”. E si colloca in primissima linea, la studiosa, rispetto a quello che è un nuovo fronte dell’agone politico contemporaneo: il linguaggio inclusivo, sebbene Manera prediliga altre forme, politicamente più adeguate, per indicare questo universo. Esperta in linguistica e in studi di genere, l’autrice ci accompagna in un breve ma denso viaggio all’interno delle questioni linguistiche. Con un’accortezza iniziale: non siamo di fronte a una grammatica prescrittiva, ma al tentativo di avviare un dibattito per uscire da una comfort zone linguistica (e culturale).

Nel nuovo agone politico, ridotto a “politicamente corretto” dalla stampa di destra e da certe forze politiche, e presentato come luogo di costrizione ideologica – avete già incontrato la nuova frase topica “eh, ma non si può più dire niente!” – Manera tocca molti punti nevralgici, dal desiderio e la necessità di autorappresentazione dei soggetti politici coinvolti nella narrazione dominante, alla questione dei femminili professionali, ridotti dal senso comune a vezzo linguistico. Dall’importanza di dare spazio linguistico a tutte le declinazioni dell’identità di genere a uno sguardo nuovo su uno strumento formidabile – la lingua, appunto – che può aprire la nostra mente (e le sue possibilità) a un modo nuovo, e più ampio, di raccontare il mondo che siamo e quello che ci circonda.

Cantico dell’abisso, di Ariase Barretta

Concludiamo i nostri consigli sui 5 libri che ci accompagneranno all’inizio del 2021, con il recente romanzo di Ariase Barretta, Cantico dell’abisso (Arcadia, 2021). «È la vicenda di un tredicenne che vive a Bologna e che ama visceralmente suo padre, Osvaldo» leggiamo nella scheda di presentazione. Ma è un amore vissuto «in modo morboso, incapace di stabilire un limite o un oltre che non deve essere travalicato». Un tema forte, insomma, disturbante a tratti. Affrontato, tuttavia, con una penna tanto delicata quanto lacerante. Perché già dalle prime pagine, entri nella mente del protagonista. E aderisci alla sua innocenza, pronta a rovinare nell’abisso che dà il titolo all’opera.

«Davide affronta la sua acerba consapevolezza in modo aperto, in un viaggio che lo porterà all’emancipazione e a categoriche scelte di vita, non ultima quella di convivere serenamente con la propria omosessualità e con la decisione di diventare transgender» apprendiamo ancora. E, al di là della storia, troviamo temi di cocente quotidianità: dalle dinamiche familiari, non sempre lineari (soprattutto agli occhi dei minori), alla scoperta della sessualità. Dal confronto con un mondo adulto molto spesso incapace di capire di essere inadeguato, agli occhi di chi lo guarda (soprattutto se quegli occhi sono quelli di un bambino) a descrizioni di potenza evocativa che ci annodano alle parole, agli eventi e ci trascinano giù, in un sentimento che è al tempo stesso di angoscia e di gratitudine, nei confronti dell’autore. Per il semplice fatto di averlo scritto, questo libro.

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