Gandolfini manda ai comuni della provincia una bozza di delibera contro il Brescia Pride

Nessuna forma di supporto al Brescia Pride. Né il permesso ad affiggere manifesti né, tanto meno, il patrocinio sia esso gratuito o no. È la linea che il comitato “Difendiamo i nostri figli” guidato da Massimo Gandolfini vorrebbe che tutti i comuni della provincia adottassero nei confronti della parata prevista per il 17 giugno prossimo.
Per promuovere la sua proposta, il comitato ha inviato a tutti i comuni della provincia una bozza di delibera di giunta in cui basta sostituire i dati relativi alla singola amministrazione.

Il contenuto della delibera-fotocopia

gandolfini_arcigay1La bozza inizia elencando e esprimendo adesione a tutti i principi di non discriminazione, alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo dell’Onu, al trattato di Amsterdam non ché, naturalmente alla Costituzione italiana, ma prosegue spiegando che “tuttavia, i succitati principi non impongono al legislatore o all’amministrazione, tenuta all’applicazione della legge in ossequio al principio di legalità, di trattare in modo equale situazioni oggettivamente diverse”.

“Ciò – continua il testo proposto da Gandolfini – in quanto, qualora ciò si verificasse, si darebbe luogo ad un costruttivismo legislativo che condurrebbe a svincolare la norma dal dato ontologico del reale, con risultati terrificanti, come ha mostrato la violenza dell’ultimo secolo”. In poche parole, secondo il Comitato promotore del Family Day, supportare il Pride rischierebbe di creare una situazione come quella che, nel ‘900, portò al nazismo e al fascismo.

Un paragone meglio esplicitato più avanti, dove si legge che “la sacrosanta salvaguardia dei diritti fondamentali non può divenire un mezzo per vulnerare la libertà di espressione camuffando e contrabbandando fascismi di varia natura sotto etichette variopinte e slogan apparentemente liberali”. Non mancano, poi, i riferimenti all’unico modello di famiglia possibile, secondo Gandolfini, e cioè quello fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Cosa succede nei comuni che approvano la delibera

Sulla base di questo, le giunte che approveranno la delibera suggerita dai promotori del Family Day si impegnano a non concedere l’autorizzazione all’affissione di manifesti da parte del Comitato Brescia Pride né delle associazioni “promotrici o sostenitrici” e a non aderire come ente sostenitore, neanche concedendo il patrocinio gratuito e verificando che il logo del comune non venga in alcun modo utilizzato sul materiale che promuove il Pride.
Insomma, non solo nessun supporto arriverebbe dai comuni che votassero a favore del testo, ma ne nascerebbe una forma di boicottaggio dato che sarebbe, di fatto, vietata la pubblicizzazione dell’evento tramite l’affissione di manifesti e locandine.

Brescia ancora tace, ma in provincia…

E mentre dall’amministrazione di Brescia, guidata da una giunta di centrosinistra, ancora si tace sulla concessione del patrocinio, qualche comune ha già sposato la linea Gandolfini. Come Flero che proprio oggi ha adottato in toto la bozza proposta approvandola in una delibera che potete leggere qui.

Di parere decisamente opposto la sindaca di Verolavecchia, Laura Alghisi. Raggiunta al telefono da Gaypost.it, Alghisi ha confermato di avere ricevuto questa mattina via PEC l’email dal Comitato con la proposta di delibera.
“La giunta non ha ancora avuto modo di discutere del patrocinio al Pride – ha dichiarato la prima cittadina -. Sul piano personale posso garantire la mia presenza alla parata. Non concepisco il promuovere una iniziativa contro il diritto di una manifestazione fatta da altri e non credo proprio che prenderemo in considerazione la possibilità di approvare una simile proposta”.

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