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«Era fedele, ma gay» e così il sicario della ‘ndrangheta di Vibo Valentia Filippo Gancitano è stato ucciso. Poco importava che fosse un devoto della cosca dei Lo Bianco. La sua omosessualità, vissuta apertamente, era un disonore. Ecco la storia, ricostruita su Repubblica, raccontata dal pentito Andrea Mantella.

FILIPPO GANGITANO

Gangitano è stato ucciso e sepolto in una tomba anonima nel 2002. Viveva con il suo compagno e questo era intollerabile per i boss. A raccontare del suo omicidio è Andrea Mantella, pentito: a lui Carmelo Lo Bianco, detto “Piccinni”, capo clan, ed Enzo Barba, “il musichiere”, avevano dato l’ordine di sbarazzarsi di Gangitano.
La sua omosessualità, racconta il pentito, «Non poteva essere tollerata. Dissero che Vibo era piena e lo sapevano tutti».

PER LA ‘NDRANGHETA UN “PROBLEMA DA RISOLVERE”

Filippo Gangitano non era un santo, era un sicario, un picciotto. Ed era il cugino di Mantella: per questo secondo i boss toccava a lui «risolvere il problema». Perché questo è un omosessuale dichiarato, per la ‘ndrangheta.
Mantella ha raccontato di aver cercato un’alternativa. «Cercai di risolvere la situazione facendolo cacciare – ha spiegato – , ma tutti e due mi dissero che queste cose non devono esistere, che noi dobbiamo dare conto a San Luca e non ci potevamo permettere di avere o di aver avuto un gay nella cosca».

Agli investigatori Mantella ha raccontato di aver fatto un tentativo anche con il figlio del boss, Paolino Lo Bianco e un altro pezzo grosso del clan, Filippo Catania. «Gli chiesi di aiutarmi a farlo diventare “uomo di merda”, togliendogli la carica di camorrista, ma anche con lui non ci fu nulla da fare».

NESSUNA PIETÀ

Mantella ha raccontato agli investigatori di aver tentato un’ultima volta a convivere i capo clan Lo Bianco e Barba a cambiare idea. «Tutti e due mi dissero che era responsabilità mia e che dovevo ammazzarlo, anche perché sapeva troppe cose sul conto mio e degli altri» era la motivazione.
E così, fallito il primo tentativo, Andrea Mantella ha ucciso Gangitano durante un’imboscata. «Decisi di ingannare mio fratello Nazareno, chiedendogli di accompagnare Gangitano alla masseria di mio padre pensando davvero che si sarebbe trattato solo di un chiarimento – ha raccontato -. Lo lasciò nel piazzale della masseria e li gli sparò Scrugli [il killer, ndr]». Tutto di fronte ai fratelli di Mantella, Nazareno e Domenico. «Quasi piangendo, su incarico di Scrugli, sebbene ignari dell’omicidio, gli diedero una mano a sotterrare Gangitano – ha spiegato il pentito -, dopo averlo messo nei sacchi del mangime».

UNA TOMBA SENZA NOME

Andrea Mantella racconta di aver fatto eseguire gli ordini, ma di aver perso, quel giorno, un cugino e due fratelli. «Da allora non mi parlano più» ha detto.
Filippo Gangitano è stato sepolto in maniera anonima. Sopra il luogo di sepoltura ora c’è una strada: un’altra vittima della “lupara bianca”, questa volta di ‘ndrangheta.

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