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#Giacomometticiunafirma.

Con questo hashtag lanciato a Trapani da alcune associazioni locali viene chiesto il “riconoscimento dei figli delle famiglie arcobaleno” nel Comune amministrato dal sindaco Giacomo Tranchida (Pd).
L’appello è stato condiviso online e in poche ore in 400 hanno firmato per sensibilizzare il Comune che lo scorso 6 marzo ha rigettato la richiesta presentata da Leo e Francesco, una coppia di padri che chiedeva agli uffici comunali “il riconoscimento successivo della seconda paternità” per i loro due figli nati in California tramite fecondazione assistita.

Riconosciuto un unico genitore

Entrambi i bimbi sono già registrati all’anagrafe, ma è riconosciuta la paternità di un “unico genitore” e per questo, secondo la dirigente, la modifica “non si configurerebbe né come trascrizione, né come annotazione bensì come rettifica di un precedente atto”.
Nella delibera vengono indicati i riferimenti normativi, ma anche un’ordinanza della prima sezione civile della Corte Suprema (22 febbraio 2018) nella quale si rilevava che “il riconoscimento della doppia paternità da un lato violerebbe i limiti della giurisdizione per invasione alla sfera delle attribuzioni del legislatore e dall’altro legittimerebbe una condotta che l’ordinamento interno punisce penalmente”.

“Eccesso di prudenza”

In questi giorni l’appello lanciato dall’associazione Punto Dritto ha raccolto l’adesione di tanti studenti, del deputato regionale e presidente dell’Antimafia regionale, Claudio Fava, oltre che della politica locale, tra cui il segretario provinciale del Pd, il segretario provinciale della Cgil e di alcuni consiglieri comunali che hanno presentato la richiesta di una mozione in comune. “Vogliamo pensare che sia stato un eccesso di prudenza da parte del sindaco Tranchida – scrive l’associazione Punto Dritto – che e’ ufficiale di stato civile e lo invitiamo a seguire con coraggio quei sindaci progressisti e democratici (Sala, Appendino, Orlando, De Magistris, Pizzarotti, Nardella) che ci insegnano che le famiglie sono tutte uguali, che i bambini vanno tutelati e che i diritti non si negano mai“.

Il sindaco: “Non forziamo le procedure”

La posizione del sindaco di Trapani, nonostante la mobilitazione, non cambia: “La legge è lacunosa e questo può essere superato soltanto da un giudice. Perché anziché cercare diritti si cercano forzature? Una nostra iscrizione verrebbe sollevata come illegittima – ha dichiarato Tranchida all’Agi – E’ un po’ come la questione del sindaco Orlando e il Decreto Salvini: noi abbiamo trovato una soluzione diversa, ispirandoci alla legge sui servizi sociali. In questo caso non può esserci alcun approccio differente”.

Se ne occupi il Parlamento

“Se la questione è politica va affrontata nelle giuste sedi, a partire dal Parlamento. Io non ho mai rinnegato la mia appartenenza al Pd e ho sostenuto Zingaretti che tra i punti del suo programma ha il superamento di situazioni come queste”. Alle associazioni che lo invitato a seguire gli esempi del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, Tranchida risponde: “ha obbligatoriamente raccolto l’ordine di un Tribunale che gli ha imposto di trascrivere i certificati di nascita stranieri. Sala non si è mosso di sua sponte. Noi abbiamo seguito con attenzione il caso di Milano e attendevamo un parere della Corte Costituzionale ma adesso il nostro ufficio ha dovuto rigettare”.

La rassegnazione di uno dei padri

“Io rispetto la scelta del sindaco di Trapani – dice uno dei padri, Leo – e’ strano però che questa scelta arrivi dopo il parere positivo dai legali che poi avrebbero rappresentato il Comune. Non capiamo perché tutta la sua disponibilità si sia poi dissolta e per adesso dobbiamo rassegnarci a vivere a cento chilometri da Palermo, dove questo diritto viene riconosciuto”

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