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Tanto tuonò che piovve, e le nere nubi dell’orizzonte sono quelle di una crisi di governo annunciata da settimane. Non voglio entrare più di tanto nelle ragioni – legittime, in alcuni punti – per cui Matteo Renzi ha deciso di far ritirare le ministre di Italia Viva dall’esecutivo (lì, in silenzio, per quasi tutta la conferenza stampa). Non voglio nemmeno soffermarmi sull’ego di chi sembrerebbe aver innescato la crisi più per narcisismo politico che per questioni di principio su problemi concreti. L’inadeguatezza del governo è sotto gli occhi di tutti e la gestione della pandemia fa acqua ovunque. Ma da una dirigenza politica, se matura, ci si aspetta un confronto laddove si può fare la differenza. E invece è un film già visto più e più volte. Film che rischia di avere ricadute gravissime, sulla qualità della vita delle persone Lgbt+. Vediamo perché.

A rischio la Legge Zan

Rischia di saltare, innanzi tutto, la legge Zan. Un provvedimento che ha già visto, nel suo passaggio alla Camera, equilibrismi politici deprimenti per la dignità della comunità arcobaleno in Italia, a cominciare dalla famigerata “clausola salva-idee” da Enrico Costa, ex forzista poi passato ad Azione di Calenda. Emendamento che non ha portato, come si sperava, l’ok del partito berlusconiano. E non solo: proprio Italia Viva ha contribuito a depotenziare la legge nella parte in cui si parla dell’istituzione della Giornata contro l’omo-transfobia nelle scuole.

Le conseguenze della crisi di governo

crisi di governo

Renzi e le ministre Bonetti e Bellanova

Se il prossimo governo dovesse perdere i renziani, già naturalmente poco Lgbt-friendly, e dovesse imbarcare altre componenti centriste o addirittura dovesse mutare di segno politico, la legge Zan rischierebbe di essere dimenticata in Senato. E, per paradosso, colui che viene osannato per aver dato all’Italia il ddl sulle unioni civili sarebbe anche colui che ha determinato il secondo fallimento di una legge che tutela la comunità arcobaleno. Ironico, concordo, ma tragico.

La questione sulla carta di identità

E non solo: a rischio anche la recente disposizione della ministra Lamorgese, per reintrodurre la dicitura “genitore” sulla carta di identità dei minori, in modo tale da garantire anche le famiglie omogenitoriali. Per capire bene l’entità del pericolo, mi rifaccio direttamente alle parole di Angelo Schillaci, attento osservatore della politica di palazzo: «Sì, se cade il governo e cambia il Ministro dell’Interno, non è detto che il prossimo Ministro ritenga di firmare il decreto (ancora in fase di recezione dei pareri) in via definitiva». E anche qui, ricordiamo che renziani e affini non sono proprio tra i primi alleati delle famiglie arcobaleno: lo stralcio delle stepchild adoption brucia ancora. E questa crisi non aiuta a risanare quella ferita. Anzi.

L’indifferenza dei renziani ai bisogni della comunità Lgbt+

Tutto ciò non deve essere di certo passato per la mente di Renzi e delle ministre Bellanova e Bonetti – una delle quali aveva pure promesso di spendersi per la nostra causa – nel momento in cui hanno deciso di accendere i motori della crisi di governo. E lo ribadisco: non penso che abbiano agito contro. Non c’è, dunque, una regia politica oppositiva nei confronti di questi provvedimenti. Almeno, per quanto riguarda questa crisi. Temo, invece, che non ci sia interesse alcuno, se non proprio indifferenza nei confronti dei bisogni della nostra comunità. E questo getta un’ombra ulteriore nella gestione politica di Italia Viva e del suo leader. In un momento in cui forse le priorità erano altre. Ego a parte.

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