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Cecenia: “Attivata l’evacuazione delle persone LGBT sopravvissute”

“Abbiamo attivato l’evacuazione dei sopravvissuti alla nuova ondata di persecuzioni contro le persone LGBT in Cecenia”. Lo scrive in una nota l’associazione Russian LGBT Network che fin dall’inizio si è occupata della vicenda e dato supporto a chi tenta la fuga.
“Le vittime confermano che è in atto una persecuzione su larga scala – scrivono gli attivisti russi -. Inoltre testimoniano che la persecuzione è iniziata all’inizio di dicembre 2018 e che le persone sono detenute nelle caserme di polizia non solo ad Argun, ma anche a Grozny”.

Detenzioni di massa, torture e assassinii

Da qualche giorno l’associazione russa ha confermato le notizie che circolavano dall’inizio dell’anno di nuove persecuzioni ai danni delle persone LGBT in Cecenia. Per la precisione, il suo presidente Igor Kochetkov aveva dichiarato a Gay Star News che la caccia ai gay e alle lesbiche non si era mai davvero fermata, ma che da dicembre scorso si è registrata un’impennata di casi di detenzioni di massa, torture e perfino assassinii. Per questa ragione, Russian LGBT Network ha attivato un processo di evacuazione, oltre a continuare a raccogliere testimonianze, informazioni e dati.

“Sono le forze dell’ordine”

“Le nostre fonti ci avevano detto che la nuova ondata di arresti era cominciata alla fine di dicembre – spiga Kochetkov in una nota -, ma ora sappiamo che è iniziata nei primi giorni del mese. In più, sappiamo che ci sono alcuni posti in cui le persone sospettate di essere omosessuali vengono rinchiuse. Uno di questi è l’ufficio di polizia di Zavodskoy, nel distretto di Grozny. Questo conferma, ancora una volta, che le violenze sono perpetrate dalle forze dell’ordine”.

Inasprite le torture

Le vittime, spiega ancora l’associazione russa, confermano che le torture si sono inasprite. Non solo gli uomini, ma anche le donne vengono torturate. Le vittime vengono stuprate con bastoncini a scarica elettrica. Gli uomini vengono rasati, costretti ad indossare abiti femminili e chiamati con nomi di donne. “Non ci danno da mangiare – raccontano coloro che sono riusciti a scappare -. A volte ci danno dell’acqua, acqua sporca che rimane dal lavaggio dei pavimenti. Ci danno l’acqua pulita solo per la preghiera”.
Da aprile 2017 Russian LGBT Network ha riferito di avere evacuato dalla Cecenia circa 150 persone. Di queste, 130 hanno trovato rifugio fuori dalla Russia.

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