Calenda e gli altri che hanno firmato per criminalizzare la gestazione per altri

“No, non bisogna regolamentare la GPA ma abolirla”. Si intitola così l’appello per le Europee lanciato da Arcilesbica, Se non ora quando – Genova, Se non ora quando – Libere, RadFem Italia, Rua e Rete Gay contro l’utero in affitto per le elezioni europee. Una compagine di sigle notoriamente contraria alla gestazione per altri e neanche disposta a discutere l’argomento. Per chi ha scritto l’appello c’è una sola cosa da fare: renderla illegale in tutto il mondo. In barba a qualsiasi tentativo fatto altrove di aprire un confronto e un dialogo su un tema certamente complesso, a partire dall’Europa la proposta di queste sigle è una e una sola. A quanto apprende Gaypost.it gli autori e le autrici dell’appello lo hanno sottoposto solo alle liste di centro sinistra certe, naturalmente, che a destra hanno già un ampio consenso.

Le firme di sinistra

Stando a quanto si legge sul sito ufficiale hanno aderito 8 candidati e candidate del Pd, 1 di +Europa, 1 de La Sinistra e 1 di Autonomie per l’Europa. Di tutta evidenza non stiamo parlando di consensi significativi, numericamente parlando. Ma c’è un nome che pesa più degli altri ed è quello di Carlo Calenda. Ex ministro del Lavoro nei governi Renzi e Gentiloni, Calenda è uno dei nomi di spicco del Pd di questa fase. Al punto che Zingaretti ha scelto di cambiare il simbolo del partito in occasione delle Europee includendo quello della lista europeista lanciata proprio da Calenda. E se molti di coloro che hanno aderito all’appello hanno anche brevemente illustrato il motivo della loro presa di posizione, sotto la firma di Calenda c’è solo un semplice “aderisco”.

La posizione del PD

Eppure la posizione del Partito democratico sulla gestazione per altri è tutt’altro che definita. Lo ha ricordato lo scorso 19 aprile Valeria Valente su Democratica, il quotidiano del Pd. Nel suo pezzo, Valente ricorda il documento votato nel 2016 alla Camera dei Deputati. Primo firmatario Ettore Rosato, ricorda Valente, “ribadiva, io credo giustamente, che la commercializzazione e lo sfruttamento della capacità riproduttiva della donna rappresentano lesioni gravissime della dignità umana. Si osservava al tempo stesso però, e io su questo personalmente sono meno convinta, che non sempre la maternità surrogata è, come tale, sinonimo di sfruttamento, almeno quando essa avviene secondo protocolli specifici elaborati a garanzia della libertà e della volontarietà di chi mette a disposizione il proprio corpo e la propria gestazione”.

L’auspicio del confronto

Ancora: “La ritengo invece la base per continuare una discussione al nostro interno che va proseguita per arrivare ad una posizione chiara e condivisa sul tema della gravidanza per altri”. Calenda e tutti coloro che hanno firmato l’appello contro la Gpa (tra loro anche Patrizia Toia, già nota per essere stata accusata di omofobia), invece, sembrano aver deciso. Perché quelle posizioni non ammettono confronto, non ammettono dibattito né discussione.

Le firme

Ecco l’elenco di chi ha sottoscritto l’appello anti-gpa:

Per il Pd:
Beatrice Covassi
Mercedes Bresso
Caterina Avanza
Isabella De Monte
Achille Variati
Patrizia Toia
Carmine Pacente
Carlo Calenda

Per +Europa:
Daniela Aiuto

Per Europa Verde:
Fiorella Belpoggi
Silvia Parodi
Ilaria Barbonetti

Per La sinistra:
Rosario Carvelli

Per Autonomie per l’Europa:
Isa Maggi

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