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“Ricchioni pedofili”. È questa la scritta comparsa stamattina sulla targa sui originariamente c’era scritto “Ospedaletto d’Alpinolo è contro la omotransfobia e la violenza di genere”, posta proprio sotto l’insegna all’ingresso del paese dell’avellinese e inaugurata appena ieri. Uno sfregio già di per sé, ma che assume un valore ancora più offensivo perché realizzato all’indomani della Candelora, ricorrenza molto sentita e partecipata dalla comunità dei femminielli campani.

La condanna dell’amministrazione comunale

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La targa come appariva questa mattina

L’amministrazione comunale di Ospedaletto d’Alpinolo ha fatto sapere di avere sporto denuncia contro anonimi e con un comunicato stampa rivendica le iniziative di inclusione organizzate e il percorso fatto finora. “Le iniziative organizzate in questi giorni dall’amministrazione comunale hanno avuto l’obbiettivo di incoraggiare riflessioni sulle questioni legate ai diritti civili degli omosessuali, promuovendo una serie di azioni concrete rispetto a questi temi – si legge in una nota del Comune -: il primo bagno no gender d’Italia, la cittadinanza onoraria ad Orlando e Bruno, una storica coppia gay con origini ospedalettesi, e ieri in occasione del tradizionale pellegrinaggio, alla presenza delle autorità regionali Rosetta d’Amelio e Chiara Marciani, le associazioni LGBT, I-KEN, ATN, ARCIGAY, la cerimonia di scopertura della targa contro la omostransfobia e la violenza di genere”.

Per l’amministrazione si tratta di “una frase tutta inscritta nella cultura omofoba che associa omosessualità alla pedofilia, la cronaca non ha mai registrato casi di sopraffazione sessuale su minori da parte di persone trans ed omosessuali, crimini che avvengono e si consumano, soprattutto in ambiti familiari ed eterosessuali”. E poi insiste: “l’infame gesto dimostra l’importanza delle manifestazioni messe in campo dall’amministrazione e la necessità di continuare lungo il percorso intrapreso”.

La promessa del sindaco

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L’inaugurazione della targa, ieri durante la Candelora

Il sindaco Antonio Saggese, che si è detto amareggiato, ha fatto sapere che per qualche giorno la targa rimarrà così “come monito e riflessione per tutti noi”. Ma ha assicurato che ne saranno stampate altre identiche all’originale. “Ospedaletto ha intrapreso un cammino di democrazia e civiltà e niente e nessuno può fermare la nostra determinazione” ha dichiarato.

Le associazioni: “Non ci fermeremo”

“Una scritta indecente e disumana – fa eco l’associazione iKen -. È il tentativo di coprire con l’insulto la dignità di persone che lottano in Italia per essere riconosciute in quanto tali”. Non sono sorpresi, però, gli attivisti e le attiviste di iKen. “Ce lo aspettavamo – scrivono in una nota congiunta iKen e l’associazione Trans Napoli – perché quel cartello posto dall’amministrazione di Ospedaletto è troppo bello e troppo importante perché gli imbecilli non si sentano in pericolo e colpiti”.

“Auspichiamo che alle parole del sindaco del comune colpito si aggiungano quelli di tutti i livelli istituzionali – è l’appello dell’associazione – dalla Regione Campania all’Associazione dei Comuni Anci, all’Ufficio antidiscriminazioni Unar della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
“Questa scritta non offende noi femminielli, persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali – si legge ancora nella nota – ma offende la civiltà dei cittadini di Ospedaletto che ieri avevano lavato via la discriminazione con una giornata dedicata all’accoglienza e all’abbraccio nella festa a Mamma Schiavona”.
Un gesto, quello compiuto ad Ospedaletto che non fermerà “il vento di progresso, civiltà, libertà e democrazia che da quella comunità è partita verso l’Italia intera”.

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