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Il Ministero si era opposto, ma il Tribunale ha, di fatto, dato ragione al Comune di Bari e alle due mamme: l’atto di nascita del loro bambino, nato in Inghilterra, può essere trascritto con il nome di entrambe le donne.
Per il Tribunale di Bari il procedimento è “estinto” in considerazione del fatto che anche la Procura di Bari ha rinunciato a procedere.
Per i giudici di Bari “il Ministero dell’Interno non può considerarsi legittimato all’azione di rettificazione degli atti dello Stato Civile”.
La Procura di Bari aveva chiesto, in un primo momento, la cancellazione dell’atto. Poi, però, aveva revocato la richiesta.

L’intervento del ministero

A quel punto era intervenuto il Ministero guidato da Matteo Salvini. Secondo il Viminale, “la cittadinanza italiana si acquista iure sanguinis, per nascita da padre o da madre italiani”.
Il bambino figlio delle due donne, però, è stato partorito dalla madre britannica, unita civilmente con una donna italiana. Questo era motivo sufficiente, per il Ministero, per negargli la cittadinanza e, quindi, la trascrizione dell’atto di nascita in cui si riportano entrambi i nomi delle sue mamme.
Di fatto il Tribunale non si è espresso nel merito della trascrizione, ma dichiarando decaduto il procedimento la ha di fatto resa valida.
Al processo si erano costituiti parte civile il Comune di Bari, convinto della correttezza della trascrizione, e l’Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford.

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