È stato appena approvato dal consiglio comunale di Perugia un ordine del giorno sul caso del piccolo Joan, il bambino figlio di due donne perugine nato in Spagna e privo di un’identità agli occhi dello Stato perché l’amministrazione non trascrive il suo atto di nascita. L’ordine del giorno chiede la trascrizione integrale dell’atto di nascita di Joan “atto imprescindibile per tutelare i diritti fondamentali del bambino”. Una trascrizione a favore della quale si era espressa anche l’avvocatura del comune, considerato “l’orientamento giurisprudenziale in favore della trascrizione integrale dell’atto è univoco”.

Andrea Romizi, sindaco di Perugia

Andrea Romizi, sindaco di Perugia

La battaglia in consiglio comunale

A presentarlo è stato il capogruppo di Forza Italia a Palazzo dei Priori, Massimo Perari, che ha raccolto le firme di Tommaso Bori e Sara Bistocchi (Pd) insieme a Stefano Giaffreda e Cristina Rosetti (M5S). Inutili i tentativi di alcune forze politiche, tra cui Fratelli d’Italia, di far mancare il numero legale in aula. A favore dell’ordine del giorno si sono espressi i consiglieri del Pd, i due pentastellati presenti, un consigliere di Ncd e due consiglieri di liste civiche di maggioranza.

La soddisfazione di Omphalos

“Siamo soddisfatti che il consiglio comunale abbia sbugiardato un atto tutto politico del sindaco – commenta a Gaypost.it Lorenzo Ermenegildi, segretario di Omphalos, l’associazione Lgbt che ha seguito la vicenda fin dall’inizio – . Una sconfessione che arriva anche da una parte consistente della maggioranza di Romizi e oltre che del suo stesso partito”. “Questo è un sindaco che non è più sostenuto da una maggioranza liberale e civica come ci aveva fatto credere all’inizio – aggiunge Stefano Bucaioni, presidente dell’associazione -. È, invece, ostaggio della destra di Fratelli d’Italia. Quando il capogruppo del tuo partito presenta un ordine del giorno in cui ti dice che hai sbagliato e devi tornare sui tuoi passi, dovresti prendere atto del dato politico e, forse, dimetterti. Questa non è più la maggioranza con la quale ha chiesto i voti ai perugini che lo hanno eletto”.

La vicenda

Il sindaco di Perugia Andrea Romizi si era, finora, rifiutato di trascrivere l’atto di nascita di Joan, adducendo la contrarietà “all’ordine pubblico” come motivazione. Il piccolo, concepito grazie alla fecondazione eterologa, non può avere documenti spagnoli perché nessuna delle sue mamme è cittadina spagnola. La negazione, da parte del comune di Perugia, di trascrivere l’atto, lo rende sostanzialmente privo di identità e impossibilitato a fare qualsiasi cosa richieda l’uso di documenti. Per lo Stato italiano, Joan non esiste. E non esiste nemmeno per quello spagnolo. Sulla vicenda si era consumato un duro scontro tra Omphalos e Romizi fino ad arrivare al ritiro del patrocinio del comune al Perugia Pride con la scusa di una locandina ritenuta blasfema.

L’interrogazione parlamentare e il ricorso in tribunale

Lo scorso giugno, poi, quattro senatori del Pd avevano presentato un’interrogazione al ministro Minniti chiedendo che, sulla base delle sentenze già emesse su casi simili (incluse due della Corte di Cassazione), si uniformassero le prassi e le procedure per tutti i comuni. Sarebbe bastata una circolare del ministero, ma Minniti non ha mai risposto all’interrogazione. Intanto le due mamme hanno presentato ricorso al tribunale.