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Sei crediti formativi e diciotto lezioni per sei ore a settimana a partire da aprile prossimo. È il programma di “Storia dell’omosessualità”, il primo corso di studi universitari che studierà l’evoluzione culturale dell’omosessualità dal XVIII secolo ai giorni nostri. Sarà attivato al Dams di Torino dal prossimo aprile, come materia facoltativa. A tenerlo sarà Maya De Leo, classe ’74, romana e con un dottorato in Storia conseguito a Pisa con una tesi sulla rappresentazione dell’omosessualità dal tardo ottocento al novecento. Gaypost.it l’ha raggiunta al telefono per saperne di più.

Maya De Leo durante una lezione

La professoressa Maya De Leo durante una lezione

Com’è nato questo insegnamento?
L’idea è stata del professor Antonio Pizzo, del professor Bruno Maida e della coordinatrice del corso di studi Giulia Carluccio. Naturalmente, c’è stato un bando e sono risultata la vincitrice.

Il nome del corso cita solo l’omosessualità, ma il programma appare più vasto.
Sì, è un mio pallino quello dell’inclusività. Mi sono occupata di storia di genere, di storia delle donne, della mascolinità e dei movimenti lgbt+ e queer. Quando ho pensato al programma, dunque, ho cercato di non escludere nessuno.

Tra i testi previsti compaiono titoli come “Odd Girls and Twilight Lovers: A History of Lesbian Life in Twentieth-Century America” di Lillian Faderman e “Gay Berlin. L’invenzione tedesca dell’omosessualità” di Robert Beachy, ma un solo studio italiano: “Il nemico dell’uomo nuovo. L’omosessualità nell’esperimento totalitario fascista” di Lorenzo Benadusi. Come mai?
Benadusi è stato il primo accademico a pubblicare uno studio con questo focus, quindi ritenevo giusto inserirlo tra i testi. Negli ultimi anni ci sono diverse pubblicazioni, ma la maggior parte si concentrano sulla contemporaneità. Durante il corso, comunque, gli studenti avranno modo di conoscere altri autori e ricevere spunti diversi.

Maya De Leo

Maya De Leo

Che riscontro si aspetta da questo corso?
Molto buono. Durante la mia precedente esperienza a Genova, dove ho insegnato Storia di genere, mi sono resa conto che c’è molta curiosità su questi aspetti della storia che gli studenti non hanno mai modo di conoscere. Anche quando ho parlato di rappresentazione e storia della mascolinità, l’argomento ha destato parecchio interesse. C’è una domanda sempre crescente e questo corso, finalmente, prova a rispondere.

Negli atenei dei paesi occidentali a cui guardiamo spesso, insegnamenti del genere sono ormai consolidati. In Italia, invece, è la prima volta. A cosa imputa questo ritardo?
Esistono cattedre di storia delle donne e storia di genere, ma sì, credo sia la prima volta che il titolo di un corso di studi includa la parola “Omosessualità”. Un po’ dipende alla composizione della classe docente che si è formata per la maggior parte quando ancora questi temi erano inesplorati e gli studi di genere sconosciuti. I miei studenti dell’ultimo anno della magistrale non conoscono figure storiche femminili perché spessissimo nei libri di storia le donne non vengono neanche menzionate, ad esempio. È bene che questo muro lentamente si sgretoli.

Le ultime due lezioni del corso prevedono un’analisi della rappresentazione mediatica tramite una selezione di film e serie tv. Ci può dire cosa vedranno gli studenti e le studentesse?
L’elenco definitivo non è ancora pronto. Io ho una passione per i film più vecchi, quelli che subivano ancora una certa censura e dovevano fare i conti con l’impossibilità di rappresentare la realtà lgbt+, ma ce riuscivano comunque a fare passare certi messaggi. E anche se oggi le cose sono cambiate, ci sono modelli duri a morire. Ad esempio, il prototipo della lesbica che muore ha origini lontane ed è molto radicato anche nella fimografia contemporanea. Parleremo anche di questo.

Siamo sicuri che in molti staranno rimpiangendo di non essere a Torino per seguire il suo corso. È previsto che il materiale o le lezioni vadano online e siano accessibili?
L’idea è di produrre dispense e diversi materiali, durante il corso, che poi metterò a disposizione sulla rete. È anche probabile che alla fine scriva un libro.

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