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Un’altra storia di violenza omofobica, consumata tra le pareti domestiche. Notizia che arriva da oltre oceano e che riguarda la vita del giovane Itaberlly Lozano, ucciso dalla madre con la complicità del compagno di lei perché non accettava la sua omosessualità. Lo riporta la sezione brasiliana dell’Huffington post. È successo a Cravinhos, nella regione metropolitana di Ribeirão Preto.

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Itaberlly Lozano

L’omicidio è stato consumato il 29 dicembre dello scorso anno, ma la confessione – dopo le dovute indagini – è arrivata solo nei giorni scorsi. Tatiana Lozano Pereira, madre della vittima, ha accoltellato il figlio e con l’aiuto del marito ha prima bruciato il cadavere per poi occultarlo in un campo.

La donna ha provato a giustificare il suo gesto: il figlio, secondo la sua versione, stava diventando aggressivo, portava uomini a casa e consumava droga, fino ad arrivare alle minacce di morte contro i suoi genitori. Saranno gli inquirenti a verificare la verità di queste affermazioni. Itaberlly aveva diciannove anni e aveva lavorato nel supermercato gestito proprio dalla donna.

Casi come questo ricordano altri episodi di uguale violenza, accaduti proprio in contesti in cui gli aggressori sono proprio coloro che invece dovrebbero tutelare i propri figli: pensiamo, infatti, ad Amir Issa ucciso dal padre a Los Angeles, sempre per omofobia. E pensiamo, per fare un esempio a noi geograficamente più vicino, al caso del ragazzo palermitano aggredito sempre in famiglia, mentre faceva la doccia a casa, e fortunatamente scampato alla morte.

Di fronte a fatti come questi, ci si chiede davvero se la cosiddetta famiglia “tradizionale” non debba essere sottoposta a una profonda revisione, a partire dai suoi valori e dalle credenze su cui si fonda. Credenze e valori che, a quanto pare, non sono sempre funzionali per la pacifica convivenza tra le diversità che la compongono.

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