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“Si vede a occhio”. Questo sarebbe, per Giorgia Meloni, il metodo con cui riconoscere padre e madre di un bambino. La leader di Fratelli d’Italia si inserisce così nel dibattito sull’inserimento di “madre” e “padre” sulle carte d’identità dei bambini voluto da Salvini e bocciato dal Garante della Privacy.
“Il Garante della privacy (ex parlamentare Pd) boccia il ripristino delle diciture ‘padre’ e ‘madre’ sulle carte d’identità per i figli minorenni – scrive Meloni in un post su Facebook -, vuole tenere genitore 1 e 2. Avvertitelo che privacy o non privacy a occhio si vede chi dei due è il padre e chi la madre e la nostra legge non permette adozioni gay. Basta idiozie”.

A occhio?

Chissà come si vede “a occhio” se una persona è o non è il tutore legale di un minore che non ha uno o entrambi i genitori naturali. E chissà se la parlamentare si riferisce alla somiglianza fisica tra genitori e figli. Perché la sua teoria crollerebbe davanti ad una coppia eterosessuale che ha avuto un bambino ricorrendo alla fecondazione eterologa (consentita in Italia). Crollerebbe anche davanti a un bimbo o una bimba adottati. Per non parlare di quelli nati da relazioni extraconiugali che, diciamocelo, sono tradizionali tanto quanto la famiglia che piace tanto a Meloni e Salvini. (oops!).
Oppure si riferisce alla semplice differenza di genere in una coppia etero? O, almeno, a quella che vede. Perché come la mettiamo se uno dei genitori biologici di un bambino, nel frattempo, ha cambiato sesso?

Le famiglie arcobaleno

Poi, certo, ci sono anche i figli delle coppie dello stesso sesso. Quelle riconosciute come genitori da certificati formati all’estero, ad esempio. O quei bambini e quelle bambine per cui sentenze passate in giudicato hanno stabilito che hanno due mamme o due papà. Sentenze che, vale la pena ricordarlo, riconoscono non solo l’identità giuridica dei bambini, ma anche il loro “preminente interesse”.
Un interesse di cui a Meloni e Salvini non sembra importare proprio niente se sono disposti a impedire che i documenti di questi bambini lo riportino, lo certifichino e lo tutelino una volta per tutte.

Meloni la veggente

In alternativa, dobbiamo dedurre che l’onorevole Meloni abbia doti da veggente che le permettano di riconoscere “a occhio” i portatori del patrimonio genetico da cui è nato un bambino o una bambina. E’ una notizia, bisogna ammetterlo.
Che facciamo? Mandiamo Giorgia Meloni in giro per il mondo per vedere se riconosce “a occhio” il padre di un bambino avuto da una coppia di donne con una fecondazione eterologa all’estero, dato che il donatore di sperma è spesso anonimo? O imponiamo a tutti quei paesi in cui le coppie di lesbiche possono avere un figlio legalmente di dichiarare il nome del donatore? E, di conseguenza, obblighiamo uomini che hanno solo voluto donare il proprio sperma di fare da padre a un bambino che non è loro figlio e che non ha mai voluto? E lo stesso vale per le donne che decidono di fare da gestanti per far nascere i figli delle coppie gay, sia chiaro. Imponiamo loro di fare da madri a figli che non volevano per sé?

Manca solo “l’oro per la patria”

Che poi obbligare qualcuno ad essere genitore possa avere effetti devastanti proprio su quei bambini che si dice di voler tutelare, è un fatto a cui pare che Salvini e Meloni non sembrano interessati. L’importante è che si porti avanti la crociata, tutta propagandistica, contro ogni tipo di famiglia che non sia quella formata da coppie eterosessuali con figli naturali.
Poi al terzo figlio arriva l’appezzamento di terra da coltivare, perché si sa che i figli sono braccia per sfamare la famiglia (sempre quella di coppie eterosessuali, chiaro). E speriamo che lo spread non salga ancora perché il prossimo passo sarà chiedere alle famiglie (sempre quelle di coppie eterosessuali) “l’oro per la patria”.

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