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Si complica la posizione del Comune di Perugia sulla vicenda della mancata trascrizione dell’atto di nascita del piccolo Joan, figlio di due donne perugine, nato in Spagna dove è bloccato senza documenti e senza identità giuridica. Una situazione che implica l’impossibilità per il piccolo di ricorrere all’assistenza sanitaria, oltre che di spostarsi e rientrare in Italia.
Se ieri la giunta ha risposto all’interrogazione presentata dai consiglieri Pd Tommaso Bori e Sarah Bistocchi, oggi l’associazione Omphalos LGBTI ha convocato una conferenza stampa.

Andrea Romizi, sindaco di Perugia

Andrea Romizi, sindaco di Perugia

Le bugie dell’amministrazione

“La risposta data ieri in consiglio comunale non ci soddisfa affatto – commenta il presidente di Omphalos Stefano Bucaioni a Gaypost.it -, tra l’altro conteneva anche delle falsità”. Il rifermento è al fatto che, secondo l’amministrazione, le sentenze della Cassazione citate dall’interrogazione consiliare e anche da quella presentata in Senato al ministro Minniti, tratterebbero casi diversi e, quindi, non sarebbero applicabili alla vicenda di Joan. “In realtà – spiega Bucaioni – il caso è praticamente identico”. Anche nella sentenza del 2016, infatti, il bambino era figlio di due donne, entrambe biologicamente legate a lui: una perché l’aveva partorito, l’altra perché aveva donato l’ovulo, proprio come nel caso di Joan. “La cosa ancora più grave – ha sottolineato Riccardo Strappaghetti, responsabile dello sportello legale di Omphalos – è che non si è proceduto neanche con la trascrizione parziale dell’atto, indicando almeno la mamma che lo ha partorito. Un caso unico in Italia“.

Il sindaco ha agito contro il parere dell’avvocatura

Cristina Rosetti, M5S

Cristina Rosetti, M5S

Ma c’è di più. La consigliera comunale del M5S Cristina Rosetti, presente alla conferenza stampa, ha rivelato che esiste almeno un parere dell’avvocatura dell’avvocatura del Comune che consiglia al sindaco di procedere con la trascrizione. La giunta, infatti, avrebbe interpellato l’avvocatura dopo avere sentito il Prefetto. Circostanza confermata da un’intervista rilasciata dall’assessore Waguè alla stampa umbra lo scorso 18 giugno, ma di cui non si è fatta menzione ieri durante la risposta all’interrogazione. Nella sua risposta, i legali del Comune spiegano che, proprio in base alle famose sentenze della Cassazione, si poteva procedere con la trascrizione.

Ma l’avvocatura è intervenuta anche consigliando all’amministrazione di procedere “in autotutela”, cioè per evitare che le due mamme ricorrano in tribunale e che questo condanni il Comune anche al risarcimento delle spese. Una circostanza davanti alla quale, a parere dei legali dell’amministrazione, sarebbe difficile anche difendersi. Rosetti ha chiesto l’accesso agli atti “ma il loro contenuto è noto a tutti”, ha dichiarato. Fugati i dubbi legali, dunque, quella di Romizi si configura come una scelta puramente politica.

Omphalos: “In un paese civile, Romizi si sarebbe dimesso”

Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos

Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos

Il ricorso, intanto, è già stato presentato dagli avvocati di Rete Lenford e sembra che nei prossimi giorni un ordine del giorno chiederà ufficialmente alla giunta di fare marcia indietro.
“Avremmo preferito nessuna risposta ad una con delle falsità – ha aggiunto Bistocchi -. Questa è la giunta più reazionaria d’Italia, in tema di diritti civili. La risposta di ieri è una toppa peggiore del buco.

“Il diniego è un atto che parla ad una fetta dell’elettorato del sindaco Romizi – ha aggiunto Rosetti -, ma non ha a che vedere con le competenze che il sindaco ha in qualità di ufficiale di stato civile. Si tratta di un atto discriminatorio e lesivo dei diritti fondamentali di un bambino, chiunque non si renda conto di questo si deve arrendere davanti all’evidenza”.

“Non ci fermeremo qui – ha insistito Bucaioni – in un paese civile un fatto di questa gravità avrebbe comportato le dimissioni del sindaco. Romizi, che è l’unico responsabile di quanto accaduto per il suo ruolo di ufficiale di stato civile, non se la caverà con una risposta orale di cinque minuti. Intanto, prosegue l’iter del ricorso e noi resteremo accanto a Joan e alle sue mamme finché questa vicenda non sarà conclusa nel modo migliore”.

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