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Avevano inscenato un finto «funerale d’Italia», portando in spalla una bara per protestare contro un unione civile.
Un gruppo di esponenti di Forza Nuova di Cesena è stato rinviato a giudizio per istigazione all’odio.

L’unione civile paragonata a un funerale

L’episodio risale al 5 febbraio del 2017. Forza Nuova sfila in un falso «corteo funebre» davanti al palazzo comunale di Cesena in concomitanza con l’arrivo di Matteo Capacci e Marco Zaccaria che proprio quel giorno si uniscono civilmente.
L’idea dei militanti di estrema destra era fare il funerale all’Italia perché — si legge su Facebook — «un popolo che non fa figli è un popolo che muore». Querelati dalla coppia per diffamazione aggravata dal movente d’odio, ieri sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Forlì, Massimo De Paoli. Il gup ha riqualificato il reato in istigazione e propaganda all’odio.

La legge Mancino applicata per la prima volta ad un caso di omofobia

È la prima volta che l’autore di un’azione omofoba viene rinviato a giudizio per istigazione all’odio secondo la legge Mancino. L’articolo è il 604 bis del codice penale. La prima udienza si terrà l’11 settembre 2019. Nel procedimento si sono costituiti parte civile il Comune di Cesena, l’Arcigay di Rimini – Forlì – Cesena, e l’associazione Rete Lenford-Avvocatura per i diritti LGBTI, di cui fanno parte gli avvocati Francesca Rupalti e Manuel Girola che rappresentano la coppia vittima della manifestazione.

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