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Dopo Sesto San Giovanni, anche Cremona dice no a due coppie di donne che vogliono riconoscere i loro bambini come figli di entrambe le madri.
A riportare la notizia è l’Ansa secondo cui le coppie, in cui una delle due donne si è sottoposta alla fecondazione eterologa all’estero, hanno chiesto al Comune di Cremona di poter registrare i bambini con entrambe le mamme. I piccoli devono ancora nascere, ma le mamme hanno voluto sondare la disponibilità dell’amministrazione. Sondaggio che ha avuto esito negativo.

“Impossibile senza una legge nazionale”

Il sindaco Gianluca Galimberti, eletto nel 2014 con una coalizione di centrosinistra, ha risposto con una lettera in cui spiega che “in assenza di una legislazione nazionale l’eventuale decisione di registrare non è legalmente possibile, anche se so che la giurisprudenza in proposito è in evoluzione”.
Galimberti spiega anche che si tratta “di una scelta che il Sindaco assume senza una copertura normativa certa e coinvolge pertanto, in modo particolare, le sue personali convinzioni e la sua visione di società”.

La religiosità di Galimberti

Credente ed ex presidente dell’Azione Cattolica, il sindaco specifica che va bene che la legge sulle unioni civili tuteli i rapporti di coppia anche tra persone dello stesso sesso, ma la genitorialità è un’altra cosa, secondo il suo sistema di valori.
La lettera prosegue sottolineando che, sebbene è possibile che nasca il desiderio di paternità o maternità all’interno di una coppia dello stesso sesso “tali sentimenti si confrontano sempre con i limiti del nostro essere umano, dettati spesso dalle condizioni oggettive, anche fisiologiche. Questi limiti non sempre e per forza devono essere superati e non sono necessariamente un male, ma possono essere occasioni per verificare ciò cui si aspira e per realizzare sempre il meglio”.

Le pratiche di procreazione assistita

“Per la realizzazione di un’aspirazione alla paternità o maternità da parte di coppie omossessuali esistono pratiche che personalmente ritengo sbagliate” prosegue il sindaco che illustra la sua visione della gestazione per altri. “È un uso del corpo della donna che non ritengo giusto ed è una pratica che trascura legami profondi e intimi connaturati alla maternità” spiega. E se quello che gli si è presentato non è un caso di gpa, la contrarietà di Galimberti si estende anche alla fecondazione eterologa.
“Guardando ad aspetti così antropologicamente fondanti come il dare la vita – prosegue-, mi chiedo che cosa significhi usare del corpo di un uomo per fecondare una delle due donne della coppia. Anche se anonimo, un padre esiste e penso che sia corretto considerarlo”.
Cosa significa? Che darebbe parere negativo anche se a presentarsi alla sua anagrafe fosse una coppia eterosessuale? Oppure, in quel caso, essendoci un padre legalmente riconosciuto dalla legge 40, quello biologico si può trascurare?

La tutela del bambino

Galimberti continua con una lunga dissertazione del valore della differenza di genere dei genitori nella crescita di un figlio, frutto della sua esperienza di professore.
“Certo sono consapevole che il figlio che lei porta in grembo è e deve essere al centro dell’attenzione – chiarisce ancora il primo cittadino -; non verranno sicuramente meno per lui i diritti che tutelano lui come ogni bambino della città, che è poi figlio dell’intera comunità. E per lui e per tutti i figli della nostra comunità il nostro impegno è massimo e senza sosta”. Come? Negandogli il riconoscimento di uno dei suoi genitori?
Sul finale della lettera il punto è chiaro. Per Galimberti accettare la richiesta delle mamme “rappresenta un avallo a tutte le pratiche e per questo, dopo una lunga e anche sofferta riflessione, non posso in coscienza dare il mio assenso per i motivi che sopra ho ricordato”.

L’avvocato: “Incredibile”

L’interesse preminente del minore che altri sindaci nonché diversi giudici di ogni ordine e grado hanno tenuto come punto di riferimento, passa in secondo piano rispetto alla contrarietà di Galimberti al modo in cui questo bambino è venuto al mondo. Una scelta politica, senza dubbio.
“È incredibile come un amministratore possa decidere di mettere la propria ideologia davanti all’interesse preminente di un minore – commenta Michele Giarratano, legale di una delle due coppie di mamme – e questo nonostante le ormai quotidiane pronunce dei tribunali che impongono di riconoscere la doppia genitorialità per evitare ingiuste e gravi discriminazioni fra bambini a seconda della famiglia di origine”.

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