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La Conferenza sulla Famiglia scontenta tutti: la singolare protesta dei “no-gender”

Non sono solo le associazioni Lgbt a protestare per l’esclusione dalla Conferenza sulla Famiglia. Malumori si registrano pure in ambienti cattolici e “no-gender”. Lo dimostra l’articolo pubblicato oggi su “La Verità”, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, fin dalla sua nascita megafono di quell’area.

Contro Boschi e Boldrini

L’articolo lamenta la presenza di Maria Elena Boschi e di Laura Boldrini tra i relatori e le relatrici previste alla conferenza. Il problema, secondo chi scrive l’intervento, è che entrambe sarebbero “sacerdotesse dello sfacelo identitario e valoriale della famiglia” per via del loro appoggio alla legge sulle unioni civili. Una legge definita “vergognosa” e rea di avere “decostruito” e “umiliato” la famiglia, insieme a quella sul divorzio breve.
Per questo, l’articolo si chiede come mai coloro che protestarono contro la presenza di Berlusconi (allora in pieno scandalo Ruby) alla Conferenza sulla Famiglia del 2010 ora, invece, tacciono.

L’esclusione di Gandolfini

L’avvocato Simone Pillon

L’autore dell’articolo sottolinea poi che “pesa come un macigno sulla coscienza degli organizzatori l’esclusine deliberata e pervicace del professor Massimo Gandolfini, portavoce degli ultimi due Family Day”. Sembra che Gandolfini abbia chiesto di essere invitato per ben tre volte e che gli sia stato risposto che se vuole può guardare la Conferenza via streaming.

Chi è l’autore dell’articolo

L’autore di questa lamentela è l’avvocato Simone Pillon ed è questo l’elemento curioso di tutta la vicenda. Al netto del mettere sullo stesso piano chi vuole negare i diritti a chi non li ha ancora e chi, invece, si batte perché tutti abbiano la stessa dignità, naturalmente.
Come Gaypost.it ha avuto modo di scrivere qualche giorno fa, la Conferenza Nazionale sulla Famiglia è organizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia e dall’Osservatorio sulla famiglia, che ricadono entrambi sotto la Presidenza del Consiglio.

Dell’Osservatorio fanno parte anche i “rappresentanti di associazioni familiari a carattere nazionale”. Su sei rappresentanti, ben cinque appartengono al Forum delle Associazioni Familiari, notoriamente contrario alle istanze delle coppie e delle famiglie Lgbt. Lo stesso Forum delle Associazioni Familiari di cui Pillon è stato, fino a un paio di anni fa, membro del consiglio direttivo. Insomma, se l’avvocato ha da lamentarsi di qualcosa, sembra che sia proprio ai suoi che dovrebbe rivolgersi. La cosa curiosa è che, ad oggi, sul sito del Forum delle associazioni familiari, dell’avvocato Pillon non c’è più traccia.

Pillon e gli intoppi con la giustizia

Per inciso, proprio nel suo ruolo di rappresentante dell’organizzazione, Pillon è stato denunciato per diffamazione dall’associazione Lgbt Omphalos di Perugia. L’avvocato perugino aveva accusato gli attivisti di diffondere materiale pornografico nelle scuole e di invitare i ragazzi e le ragazze a “riti di iniziazione” a base di atti sessuali tra persone dello stesso sesso. Per quell’accusa, Pillon è stato rinviato a giudizio e i giudici hanno accettato la costituzione di parte civile di Omphalos.

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