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Secondo quanto riporta la stampa locale, il governo della Tanzania sarebbe pronto a punire non solo i gay, ma anche coloro che li supportano nella battaglia per il riconoscimento dei loro diritti. I cittadini della Tanzania saranno arrestati mentre gli stranieri saranno espulsi. La notizia è stata riportata dal Daily News, quotidiano di proprietà dello Stato che ha riportato per intero le dichiarazioni del ministro dell’Interno.

Le parole del ministro

tanzania1“Vorrei ricordare e avvertire tutte le organizzazioni e istituzioni che fanno campagna e pretendono di difendere gli interessi degli omosessuali (…) Vogliamo arrestare e portare di fronte alla giustizia tutti coloro che sono coinvolti – ha dichiarato in un discorso pubblico il ministro Mwigulu Nchemba -. Chi vuole l’omosessualità dovrebbe andare a vivere nei Paesi che accettano questo genere di pratiche”.

Contrasto alle ONG straniere

Pochi giorni prima che il ministro pronunciasse questo discorso, il presidente John Magufuli aveva attaccato le ONG che si occupano di diritti delle persone LGBT sostenendo che vanno contrastate anche se questo dovesse significare perdere aiuti stranieri.
“Coloro che insegnano queste cose non ci piacciono, fratelli – aveva dichiarato Magufuli -. Ci hanno portato le droghe e i comportamenti omosessuali che anche le mucche disapprovano”.

La prigione per i maschi gay

In Tanzania, che secondo i dati pubblicati dalla CIA è a maggioranza cattolica eccezion fatta per Zanzibar che è quasi esclusivamente musulmana, l’omosessualità maschile è condannata con il carcere fino a 30 anni di detenzione.
Lo scorso luglio, durante un blitz, decine di uomini vennero arrestati e portati in ospedale per essere sottoposti ad un esame anale che, secondo l’autorità, avrebbe dovuto confermare la loro omosessualità. Nello stesso mese, il governò vietò l’importazione di lubrificanti perché la loro diffusione incoraggerebbe il sesso tra uomini e la diffusione dell’HIV.
Sempre in tema di HIV, a febbraio il governo aveva ha bloccato centri privati che si occupavano proprio di prevenzione sostenendo che fornissero servizi agli omosessuali.

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