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Dichiarazioni inquivocabili, quelle di Matteo Renzi, sul comportamento della Lega riguardo il ddl Zan. Secondo il leader di Italia Viva, il partito di Salvini «ha dato la disponibilità, tutta da verificare naturalmente, a chiudere se si cambia identità di genere, libertà di opinione e scuola». Così riportano diverse agenzie, sull’ex premier. Che attacca ancora il Pd: «Dire di no a questa proposta è ideologia, che serve a mettere in difficoltà gli omossessuali, i transessuali e i disabili. Io chiuderei domattina».

Renzi: “L’ostruzionismo non è questo”

Matteo Renzi, insomma, riabilita la Lega, che a sentir lui è passata «dall’ostruzionismo alla disponibilità a votare quei 2-3 emendamenti decisivi». E sui quasi 700 emendamenti, aggiunge: «Sicuramente la Lega si è comportata come io non avrei fatto, ha proposto troppi emendamenti ma quello che è certo che è sullo Zan, basta il voto su un emendamento. Così il testo viene approvato e va alla Camera, quindi l’ostruzionismo non è questo».

L’attacco di Faraone a Monica Cirinnà

Davide Faraone, Italia Viva

E intanto in Senato il clima è rovente, nel rapporto tra Italia Viva e Pd. Arriva, infatti, l’attacco di Faraone proprio nei confronti di Monica Cirinnà, parlando di liste di proscrizione. La senatrice dem, intervistata dal Tg1, aveva dichiarato: «Abbiamo i nomi e i cognomi di chi vuole modificare questa legge e di chi fa occhiolino a Orban e vuole continuare a lasciare persone oggetto di crimini d’odio». Il capogruppo renziano però non ci sta: «Ricordo alla senatrice Cirinnà che le liste di proscrizione venivano fatte in questo Paese dal regime fascista e che quel regime era campione di discriminazioni. Chiedo al partito democratico di prendere immediatamente le distanze dalle sue parole».

La difesa del Pd: “Attacchi strumentali”

E il Pd risponde al partito di Renzi, per voce di Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori dem: «Troviamo veramente strumentali gli attacchi di Iv a Monica Cirinnà, rea di aver detto solo una verità. Avevamo sempre sostenuto che avremmo aspettato gli emendamenti e li avremmo valutati. Così abbiamo fatto: a nostro giudizio gli emendamenti di Iv non sono migliorativi del testo, che loro hanno contribuito a scrivere alla Camera, ma di fatto ne stravolgono l’impianto, tanto da metterlo in discussione. Nessuna lista di proscrizione quindi, ma una legittima considerazione politica. Agli amici di IV, in attesa di sapere perché abbiano cambiato idea, consiglierei di evitare di alzare inutili polemiche».

Letta: “Sarà il parlamento a dire la sua”

Marilena Grassadonia, Sinistra Italiana

Enrico Letta, intanto, sembra stemperare i toni: «Quando andremo a settembre in aula discuteremo come sempre abbiamo detto, con la convinzione del fatto che questo è il testo migliore. Con la voglia di ascoltare tutti». Così il segretario del Pd in occasione dell’agorà democratica a Bologna, rispondendo alle domande dei cronisti sul ddl. «Abbiamo presentato ordini del giorno, non emendamenti e crediamo sarà il parlamento a dire la sua e con la massima trasparenza. Noi ascolteremo tutti». Eppure, sempre dentro il Pd, continuano le dichiarazioni per avviare compromessi: «Ci sono ancora tutte le condizioni, con una mediazione alta, come dice Bonaccini […] prima della pausa estiva. Facciamo uno sforzo di responsabilità e diamo vita a una legge contro l’omotransfobia» così il senatore Marcucci.

Grassadonia: “Legge in ostaggio delle destre”

E da sinistra arrivano le critiche di Marilena Grassadonia, per Sinistra Italiana: «Che volessero arrivare a settembre era assolutamente prevedibile quando si tiene in ostaggio una legge in commissione giustizia per mesi, si avvia la calendarizzazione prevedendo ben 170 audizioni e si presentano più di 1000 emendamenti. Tutto ciò chiarisce sempre più le posizioni in campo». La responsabile dei diritti per la sinistra non ha dubbi: «L‘obiettivo del centro destra, Italia Viva compresa, è fin troppo chiaro: portare il disegno di legge Zan sul terreno di scontro delle prossime elezioni amministrative». E continua Grassadonia: «Ma sia chiaro, noi non ci tiriamo di certo indietro».

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