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Sono oltre 1000, gli emendamenti presentati in Senato sul ddl Zan. Questa mattina, infatti, scadevano i termini per proporre le modifiche al testo. E, come largamente prevedibile, gli emendamenti sono infine arrivati. Solo la Lega ne ha proposti bel 672 (20 dei quali presentati dal solo Calderoli). Ma tra le più solerti a proporre modifiche c’è Paola Binetti, che da sola ne ha prodotte un’ottantina. La quasi totalità delle proposte verte sugli articoli 1, 4 e 7.

Gli emendamenti di Italia Viva

Se tutto questo rientra nel “quanto previsto” dai giochi in Senato, a stupire sono invece gli emendamenti di Italia Viva. Il partitino renziano, infatti, aveva escluso che avrebbe presentato modifiche al testo. Invece sono 4 le proposte del gruppo a Palazzo Madama: 2 delle quali a firma del capogruppo, Davide Faraone. Per tornare agli altri partiti, particolarmente produttivi, in tal senso, sono ancora Forza Italia (con 134) mentre da Fratelli d’Italia (con 127).

Zan e Cirinnà: “Lega, stessa linea di Orban”

Monica Cirinnà e Alessandro Zan

Arrivano intanto i primi commenti a caldo, come quello di Alessandro Zan: «700 emendamenti presentati dalla Lega al ddl Zan sono il chiaro tentativo di affossare la legge. Altro che volontà di dialogo e mediazione. Salvini sui diritti conferma di avere la stessa linea di Orban». E gli fa eco Monica Cirinnà, su Twitter: «672 emendamenti solo dalla #Lega. Concordati con #Orban? Ecco il dialogo auspicato da alcuni. Non abbiamo mai avuto dubbi. Condizioni politiche per mediazioni non ci sono mai state. Basta con la tattica. Basta insulti alla dignità delle persone #ddlZan subito e senza modifiche». Posizioni in linea con quanto richiesto dalle associazioni Lgbt+.

Dialogo fittizio, il ddl rischia di andare in soffitta

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, commenta così: «Se si dialoga, la Lega è pronta a ritirare gran parte degli emendamenti presentati al Ddl Zan. Se invece il Pd continuerà a volere lo scontro, affosserà la legge e la tutela dei diritti di migliaia di persone». Dialogo fittizio, in verità, in quanto se il testo dovesse tornare alla Camera ripartirebbe tutto l’iter. E da settembre ci saranno i temi economici e il voto al Colle a dettare l’agenda. Mandando in soffitta definitivamente il ddl Zan. E chi sta prolungando i tempi, così come chi ha presentato le proposte di modifica, non può non saperlo.

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