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Per il secondo anno di seguito, i paesi del continente europeo tornano indietro sui diritti delle persone lgbt+. Lo denuncia Ilga Europe che come ogni anno, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro l’omo-bi-lesbo-transfobia ha rilasciato la Rainbow Map e il Rainbow Index. Una fotografia, rispettivamente, in una mappa e in una tabella dello stato dell’arte nell’affermazione dei diritti delle persone lgbt+ in Europa.

Nel 49% degli stati presi in esame, registra Ilga, non ci sono cambiamenti in positivo. Intanto l’emergenza COVID-19 ha colpito le fasce più vulnerabili della popolazione ed è stata usata da alcuni governi come alibi per accelerare i loro piani contro i diritti umani.
Il fronte più movimentato, nel bene e nel male, è quello che riguarda le persone trans. Qualche progresso si registra anche in termini di tutele delle persone intersex.

La Rainbow map 2020 (clicca sull’immagine per ingrandirla)

La crisi e i diritti

“E’ un momento critico per l’uguaglianza lgbti in Europa – spiega Evelyn Paradise, direttrice esecutiva di Ilga Europe -. Ogni anno che passa sempre più paesi, compresi i più avanti in tema di diritti delle persone lgbti, continuano regredire sul cammino dell’uguaglianza, mentre sempre più governi prendono decisioni che colpiscono le comunità lgbti. La storia dimostra che coloro che sono più vulnerabili prima di una crisi lo diventano ancora di più dopo la crisi stessa. Per questo abbiamo tutte le ragioni per essere preoccupati che la disattenzione della politica, l’aumento della repressione e le difficoltà socio-economiche creeranno una tempesta perfetta per molte persone lgbti in Europa nei prossimi anni”.

La classifica di Ilga Europe

Gli stati che si piazzano meglio nella classifica di Ilga sono Malta (con un indice pari all’89%), il Belgio (73%), il Lussemburgo (73%), la Danimarca (68%) e la Norvegia (68%). Gli ultimi 5 posti sono occupati dal Principato di Monaco (11%), la Russia (10%), l’Armenia (8%), la Turchia (4%) e l’Arzebaijan (2%).

Il Rainbow index 2020 (clicca sull’immagine per ingrandirla)

L’Italia

E l’Italia? Per trovare il nostro paese, che dopo la legge sulle unioni civili non ha fatto nessun altro progresso, dobbiamo arrivare alla posizione numero 35 (contro la posizione numero 34 del 2019) con un indice pari al 23%, appena un punto in più rispetto al 22% dello scorso anno. Prima di noi anche l’Ungheria di Orban, la Serbia, l’Albania, la Macedonia del Nord, la Grecia e l’Estonia.

Tra i fatti di rilievo dell’ultimo anno in Italia, Ilga annovera, ad esempio, le condanne contro Silvana De Mari per diffamazione contro le persone lgbt e il “Congresso delle famiglie” di Verona. Naturalmente, due fatti di natura completamente opposta. A favore del nostro paese hanno giocato l’approvazione della legge regionale contro l’omotransfobia in Emilia Romagna, i 43 pride che si sono svolti in tutta Italia lo scorso anno e l’elezione del primo sindaco trans d’Italia: Gianmarco Negri.

Da Salvini alle sentenze

Ma non sono passate inosservate le sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale in tema di omogenitorialità, i provvedimenti dell’allora ministro Salvini contro le famiglie arcobaleno, la mancanza di ormoni per le terapie delle persone trans e il sondaggio di Eurobarometro dello scorso settembre secondo cui l’Italia continua ad essere sotto la media dei paesi europei in termini di accettazione sociale delle persone lgbt+.

La classifica: l’Italia è segnata in rosso (clicca sull’immagine per ingrandirla)

L’Italia senza una legge contro l’omotransfobia

Proprio ieri l’onorevole Alessandro Zan (PD) ha dichiarato che la conferenza dei capigruppo della Camera ha calendarizzato per luglio la discussione della sua legge contro l’omotransfobia. Una legge attesa ormai da più di 20 anni e sulla quale sono stati fatti, nel tempo, diversi tentativi. Tutti andati a vuoto. L’approvazione del testo potrebbe portare l’Italia a migliorare la situazione delle persone lgbt+ nel nostro Paese. Ma il testo è al momento in Commissione Giustizia e non possiamo prevedere in che forma arriverà alla discussione dell’aula né se sarà approvato.

Un quadro allarmante per i diritti

In un quadro generale desolante e preoccupante, Ilga sottolinea che qualche passo avanti è stato fatto in favore delle persone trans e intersex. La maggior parte dei cambiamenti in positivo sono stati fatti nei paesi che hanno incluso l’identità di genere e le caratteristiche sessuali nelle leggi sull’uguaglianza. E’ successo in Andorra, Belgio, Olanda, Macedonia del Nord e Svizzera. O in quelli che hanno adottato leggi per l’autodeterminazione di genere come l’Islanda o permesso l’accesso al cambio di genere anche ai minori come la Spagna.

Di contro, si registra un clima ostile proprio verso le persone trans e intersex in paesi come l’Ungheria, l’Azerbaijan, la Serbia e il Regno Unito.

“Assistiamo ad una crisi di disuguaglianza strutturale – conclude Paradis – che rende le persone più vulnerabili della nostra società ancora più a rischio. In questo clima è evidente che leggi e politiche attive sono spesso l’ultima linea di difesa per le comunità lgbti come per altri gruppi marginalizzati. Ecco perché non è mai stato così importante che i governi custodiscano la tutela delle persone lgbti in leggi e adottino misure concrete per possano vivere per come sono in società giuste ed egualitarie”.

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