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Marta Cartabia, la potenziale prima premier donna d’Italia, è contraria al matrimonio egualitario

Come sapete, siamo in piena crisi di governo e in queste ore il Presidente della Repubblica sta consultando i gruppi parlamentari per capire se è possibile comporre una maggioranza diversa da quella tra Lega e M5S appena crollata. Una delle ipotesi è che il Pd e il M5S facciano un accordo per un governo che arrivi a fine legislatura. Il Pd ha posto dei paletti precisi tra cui la discontinuità nei nomi. Anche per questa ragione, in queste ore è partito il solito “toto nomi”. Chi potrebbe essere il nuovo presidente del Consiglio?
Tra i nomi che circolano con più insistenza c’è quello di Marta Cartabia, giudice e vicepresidente della Corte costituzionale dal 12 novembre 2014. Sarebbe la prima donna a presiedere il consiglio dei ministri nella storia d’Italia. Ma chi è Marta Cartabia?

Vicina a Comunione e Liberazione

Sebbene sia riconosciuta per la sua preparazione in tema di diritto costituzionale, lo stesso non si può dire per quanto riguarda i diritti civili. Da sempre vicina a Comunione e Liberazione, a cui è iscritta fin dai tempi del liceo, non ha mai fatto mistero di essere contraria al matrimonio egualitario.
Era il 2011 quando lo Stato di New York estendeva il diritto di sposarsi anche alle coppie dello stesso sesso. Il commento di Cartabia fu lapidario.

“Non esulto per questa decisione”

“È vero che nel passato ci sono state molte legislazioni e costumi sociali aspri e inospitali verso gli omosessuali, se non addirittura impietosamente discriminatori – scriveva all’indomani della nuova legge la stessa Cartabia su “Il Sussidiario” – (…). Tuttavia, altro è discriminare altro è mantenere delle distinzioni: non ogni differenziazione è discriminazione”. “Mantenere su un piano distinto il matrimonio e la famiglia rispetto ad altre forme di convivenza è discriminare o operare distinzioni?” si chiedeva la giudice spiegando di non esultare per la decisione dei colleghi statunitensi.

La previsione sbagliata

“Giuridicamente parlando, la decisione dello stato di New York vale solo entro i suoi confini – considerava la costituzionalista -: oggi già alcuni (pochi) stati americani ed europei riconoscono il matrimonio omosessuale, mentre la maggior parte riserva il matrimonio alle coppie eterosessuali, e così continuerà ad essere”. Otto anni dopo, invece, il matrimonio egualitario è legge in tutti gli Usa e in 15 dei 28 stati che attualmente compongono l’Unione Europea. In altri 11, invece, esistono forme di riconoscimento come le unioni civili o istituti simili.

La famiglia e le altre forme di convivenza

“Per quanto riguarda l’Italia, la Corte costituzionale ha chiaramente affermato (sent. 138 del 2010) che la Costituzione italiana protegge la famiglia, differenziandola da altre forme di convivenze e non permette il matrimonio omosessuale” conclude. Non è difficile interpretare queste parole come una distinzione tra famiglia intesa come unione tra persone di sesso diverso, e tutte le altre forme di convivenza. Intanto l’Italia ha approvato la legge sulle unioni civili (nel 2016) che, pur non essendo il matrimonio e mantenendo alcune sostanziali differenze (ad esempio sui figli) parla espressamente di “vita familiare”.
Dal 2011 ad oggi la giudice Cartabia avrà cambiato idea? O rischiamo che la prima donna presidente del Consiglio sia, di fatto, su posizioni omofobiche?

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