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Mario Mieli nell’enciclopedia: omaggio doveroso, ma tardivo

E finalmente Mario Mieli entra nell’enciclopedia italiana. La Treccani, infatti, gli ha dedicato una voce, curata da Laura Schettini, nel suo Dizionario Biografico degli Italiani. Un inserto più che opportuno, per quanto tardivo: a più di trent’anni dalla morte, avvenuta nel 1983, l’autore di Elementi di critica omosessuale è stato faro per studiosi e studiose di studi di genere in tutto il mondo. Il suo saggio è stato tradotto e studiato in inglese, mentre in Italia è rimasto appannaggio di parte del movimento Lgbt e di singoli/e intellettuali.

Mario Mieli

Per tale ragione, si è tenuta martedì scorso al Cinema Trevi – Cineteca Nazionale l’incontro “Mario Mieli. Il profeta del futuro”, una giornata di proiezioni, quali Una favola spinta film diretto da Guido Tosi e sceneggiato proprio da Mieli poco prima di morire, oltre ad alcuni estratti di programmi televisivi Rai, che ci hanno restituito diverse sfaccettature dell’autore, visto ora come filosofo, ora come militante, ora nella sua dimensione più fragile e umana.

Sempre per l’occasione, ho avuto il piacere di essere tra i relatori della conferenza alla quale hanno partecipato, inoltre, Enrico Salvatori – curatore del focus “Mario Mieli” al Biografilm 2012 – la curatrice Laura Schettini, Francesco Macarone Palmieri, antropologo sociale, scrittore, curatore che ha moderato l’incontro, il presidente del circolo romano intitolato all’attivista, Mario Colamarino, e Francesco Paolo Del Re, che ha presentato il suo contributo sul teatro mieliano. Un incontro che non solo ha ufficializzato l’inserimento della figura dell’intellettuale nel pantheon dei grandi italiani, ma che è divenuto momento di confronto sullo stato del movimento e su quanto esso ha percepito della lezione del giovane attivista.

Mieli “en travesti”

Ci si è chiesti, infatti – di fronte al fatidico interrogativo su quanto sia attuale Mieli oggi e come avrebbe vissuto, se fosse ancora in vita, rispetto ai cambiamenti dei tempi moderni – se non sia il caso di cambiare prospettiva e domandarsi se il nostro presente sia all’altezza della sua teorizzazione: siamo davvero liberi/e, nel nostro vissuto, nella gestione delle nostre sessualità, nell’uso politico dei nostri corpi? Siamo un paese in grado di elaborare una vera cultura della diversità? Siamo una comunità che si è liberata dal mascheramento del perbenismo collettivo o ancora ci scandalizziamo del “travestimento”, sempre mielanamente inteso, che altro non è che la denuncia della nostra inadeguatezza e del suo moralismo borghese? Interrogativi aperti che meriterebbero ulteriori approfondimenti.

A Roma ci si è provato e l’Enciclopedia Treccani ha avuto il meritorio primato di aver inserito uno degli iniziatori del movimento Lgbt italiano tra i grandi della storia del nostro paese. Sta adesso a noi tutti e tutte essere all’altezza del nostro passato. Per fare in modo che il futuro sia un luogo mentale di opportunità e di realizzazione del sé e non qualcosa di cui avere paura.

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