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Secondo quanto riferisce l’Ansa, oggi  il capogruppo al Senato di Italia Viva, Davide Faraone ha incontrato alcune esponenti delle associazioni che chiedono di eliminare l’identità di genere dal ddl Zan.
All’incontro erano presenti Aurelio Mancuso e Giovanna Martelli in rappresentanza dell’appello che ha raccolto circa quattrocentocinquanta firme, Cristina Gramolini per ArciLesbica, Marina Terragni per RadFem, Fabrizia Giuliani per Senonoraquando-libere, Vittoria Tola per UDI nazionale.

L’identità di genere e il sesso via dal ddl Zan

Un comunicato delle associazioni presenti all’incontro riferisce che le partecipanti hanno esposto le loro “forte preoccupazione” per “l’utilizzo, tra le varie fattispecie, del termine “identità di genere”. Una definizione ritenuta “discutibile sul piano scientifico e utilizzato in diverse parti del mondo per mettere in discussione i diritti acquisiti delle donne attraverso l’auto certificazione dell’identità sessuale”.
Ma non è tutto. Secondo queste associazioni è “impropria” anche la “citazione, sempre nelle fattispecie, del “sesso” che equipara le donne alle minoranze da tutelare”. “In ultimo – continua la nota – si è posta l’attenzione sulla necessità di garantire una corretta informazione e formazione nelle scuole, rispettosa della legislazione vigente”.

Collaborazione tra IV e femministe radicali

Secondo quanto si legge nella nota, Faraone “ha confermato il suo impegno affinché tutte le voci che vogliono contribuire all’approvazione di un testo largamente condiviso vengano costruttivamente coinvolte”. Togliere l’identità di genere, però, significherebbe automaticamente lasciare fuori dalle tutele le persone trans. Una posizione che non tiene in alcun conto le 52 piazze che si sono riempite appena 10 giorni fa, in tutta Italia, e che hanno chiesto chiaramente l’approvazione del ddl Zan così com’è. “Per Faraone solo con il superamento del muro contro muro, provocato da una polarizzazione della discussione politica, si perverrà al risultato di una legge efficace contro l’omofobia e la transfobia – riferiscono -. A conclusione dell’incontro si è convenuto sulla necessità di una costante e stringente collaborazione già a partire dai prossimi passaggi politici ed istituzionali”.

Da dove vengono le definizioni del ddl Zan?

L’inserimento delle definizioni nel ddl Zan, in realtà, è una richiesta della Commissione Affari Costituzionali della Camera e del Comitato per la legislazione. La stesura delle definizioni è frutto di un lavoro interno all’allora maggioranza a cui ha partecipato anche Italia Viva. Ne è prova il fatto che la prima firmataria dell’emendamento sulle definizioni è l’onorevole Lucia Annibali di Italia Viva, appunto. Il partito di Renzi ha, quindi, cambiato posizione rispetto alle sue stesse richieste? Inoltre la definizione di “identità di genere” si basa su due sentenze della Corte Costituzionale (n.221/2015 e n.180/2017) ed è già presente in altre leggi dello Stato.  Ricordiamo, ad esempio, quella sull’ordinamento penitenziario e quella sul riconoscimento dello status di rifugiato.

Non solo Italia Viva

Faraone già da tempo parla di una “mediazione”. In un’intervista rilasciata ad Avvenire due giorni fa, aveva parlato di “modifiche puntuali” e “tempi certi”. A fargli da sponda, dentro la maggioranza, anche un gruppo di senatori del Pd con in testa l’ex capogruppo ed ex renziano Andrea Marcucci. A quanto pare, vorrebbero chiedere al segretario Letta di trovare un compromesso sul testo. Letta, invece, era stato molto categorico. Marcucci e gli altri, quindi, si schierano contro le indicazioni del loro stesso segretario.
Insomma, quello che emerge da questo quadro è che non ci sarebbero più i numeri per approvare il ddl Zan così com’è anche al Senato.

Il testo “Ronzulli”

Nel frattempo, com’è noto in Commissione Senato è arrivato il testo “Ronzulli” alternativo al ddl Zan e proposto da Forza Italia e Lega.
Un testo giudicato da diverse parti come insufficiente, nonché problematico sul piano giuridico. Non solo rimarrebbe esclusa l’identità di genere (e quindi le persone trans), ma anche tutte le azioni positive pensate per prevenire i crimini di odio. Oltre a includere il razzismo, già presente nella legge Mancino che il ddl Zan si limiterebbe ad estendere. Le aggravanti previste, per altro, non sarebbero specifiche come nella Mancino. Questo implicherebbe tutele minori anche per le persone già tutelate da quella legge. Per volere del presidente della Commissione Giustizia Ostellari, il ddl Zan e il ddl Ronzulli saranno discussi insieme. Una scelta a cui il Pd e il M5S si erano opposti chiedendo che su questo votasse la commissione intera. Ostellari ,però, ha negato il voto.

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