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“La parte più arretrata del centrodestra si ostina a suonare un disco rotto che non sente più nessuno”. Così la senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili, risponde alle dichiarazioni di Eugenia Roccella e Giorgia Meloni sulla sua legge. “Millantano di poter abolire la legge sulle unioni civili e coppie di fatto che, in realtà, ha cambiato il Paese e ha un serio fondamento costituzionale nella sentenza Corte Cost. 138/2010 – spiega la senatrice dem in un post pubblicato su Facebook – . Lo sanno bene Giorgia Meloni & C. che stanno prendendo in giro perfino i loro elettori”.

Il referendum fallito

“A loro chiedo: che fine ha fatto la raccolta di firme per indire il referendum abrogativo che tanto avevano annunciato all’indomani dell’approvazione della legge – incalza Cirinnà -? La smettano di continuare ad accanirsi contro i sentimenti, i diritti e le persone che chiedono solo di potersi amare con quella dignità e quel riconoscimento giuridico sancito finalmente dalla legge 76/2016”.
In realtà, il referendum a cui fa riferimento la senatrice non è mai andato in porto. Il comitato promotore, di cui Roccella faceva parte insieme a Malan e Giovanardi, non è mai riuscito a raccogliere le firme necessarie per presentare il quesito.

“Riconosciute tante famiglie, anche quella di Giorgia Meloni”

“Il grande numero di unioni civili celebrate e di famiglie conviventi riconosciute, compresa quella di Giorgia Meloni, sono la prova evidente che anche attraverso questa riforma si dimostra la differenza culturale e politica tra il Partito democratico, traino del centrosinistra, e una destra oscurantista e antistorica”. La leader di Fratelli d’Italia, infatti, non è sposata e convive con il suo compagno che è il padre di sua figlia. “Il Pd vuole continuare a portare l’Italia sempre più avanti sui diritti e sul welfare – conclude -, mentre la destra sa solo alimentare paure e omofobia”.
A differenza del collega di partito Sergio Lo Giudice, Monica Cirinnà è stata ricandidata nelle liste del Pd. Corre al proporzionale del Senato nel collegio Lazio 3.

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