In Storie

Xavier Jugelé aveva trentasette anni, era un gendarme francese ed è stato ucciso nell’ultimo attacco terroristico rivendicato dall’Isis a Parigi, il 20 aprile scorso. Aveva un compagno, aveva siglato un PaCS e avevano adottato un bambino. Lascia il suo uomo e la sua famiglia. Aveva avuto una promozione, era stato trasferito dal servizio dell’ordine pubblico alla polizia giudiziaria. Aveva festeggiato per questo evento insieme ai suoi colleghi e alle sue colleghe. Il sogno di Xavier è andato in frantumi – in tutta la sua interezza, fatta di affetti, di progetti di vita e di prospettive professionali nuove – sotto i colpi della follia omicida che sembra caratterizzare la nostra contemporaneità. E questo è ciò che chiamiamo la banalità del male.

Una vita come tante

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Xavier Jugelé

La storia di Xavier si potrebbe configurare – e di fatto la sua narrazione la identifica come tale – come una vicenda che rientra in una quotidianità condivisa e condivisibile. Se volessimo utilizzare un termine che non ci piace, ma che viene in mente di fronte alla sua parabola esistenziale, la sua sarebbe in altri termini una storia “normale”. Una storia che prevede l’accesso ai sentimenti, alla genitorialità, all’idea che si ha di sé all’interno del proprio contesto sociale. Eppure è tutto questo che certe formazioni politiche, presenti anche in Francia, negano alle nostre identità: la capacità di essere parte integrante del tessuto di un paese. Con tutta la nostra dignità di esseri umani.

Il suo impegno nell’attivismo Lgbt

Xavier era anche un attivista Lgbt e faceva parte di un’associazione di poliziotti gay dentro la gendarmeria francese, Flag. Ad un anno dalla tragica vicenda del Bataclan, Jugelé volle far parte del servizio d’ordine della riapertura del locale. Per lui era importante esserci non solo come esponente delle forze dell’ordine, ma anche come cittadino che impiegava parte del suo tempo per rendere migliore la vita di tutti e tutte: «Sono felice di essere qui», aveva dichiarato quella sera del 12 novembre, poco prima che Sting inaugurasse la riapertura «è simbolico, siamo qui come testimoni, qui per difendere i nostri valori civili e questo concerto celebra la vita, dice no al terrorismo».

Il tributo della gay community nella lotta al terrorismo

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Flag a lutto, per Xavier

Scrivo tutto questo perché anche noi persone Lgbt stiamo pagando il nostro tributo sia nella lotta contro il terrorismo, sia nella battaglia per i diritti civili. Battaglia che ha lo scopo di fare di questo pianeta un posto più accogliente per le diversità. E lo stiamo pagando non solo con il sacrificio personale, mettendoci volontà e impegno, ma anche in termini di vite umane. Non possiamo non pensare a fatti che hanno popolato, tristemente, le cronache degli ultimi anni: dalla strage di Orlando alle vittime dell’Isis, nei territori occupati dal califfato, dove si paga l’essere omosessuali nell’unico modo previsto da quella follia: la morte. E non possiamo non pensare, di fronte alla nostra capacità di essere società attiva, che altrove la nostra identità giustifica fatti e atti criminali, come le persecuzioni in Cecenia, avallate dalla politica istituzionale di quei luoghi.

La politica e il rispetto

La politica, quando tratta le nostre esistenze – il cui portato è capace di una grande ricchezza in termini umani, sociali e di progresso civico e quindi collettivo – dovrebbe tenere a mente tutto questo. La Francia che si avvia alle presidenziali di domani, non perde solo un cittadino. Non perde solo un poliziotto. E non perde solo un uomo che era anche gay. Perde tutto questo, in modo assurdo, tragico ed irrimediabile. Quando la politica, quindi, si interessa alle nostre vite e si arroga il diritto di porre paletti su cosa esse dovrebbero o non dovrebbero essere, dagli aspetti più rassicuranti a quelli bollati come esternazione di qualsivoglia stravaganza, dovrebbe tener conto dell’evidenza che dietro l’esistenza di ognuno e ognuna di noi può esserci tutta questa complessità. Tutta questa vita. E, possibilmente, trattare tutto questo con maggiore rispetto.

Comments
  • Manlio Converti
    Rispondi

    L’agente Xavier protegge La Gente
    L’Europa e Napoli ne è riconoscente
    Suo marito vedovo per quel niente
    Che è ogni fondamentalista demente
    Riceva una Medaglia perché sia evidente
    Che l’amore per la democrazia e i diritti europei
    Sono un patrimonio caro agli dei!

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