In Rainbow

Sono 325 le persone trans uccise dallo scorso 1 ottobre al 30 settembre 2017. Sono le cifre diffuse in occasione del Transgender day of remebrance, che si celebra oggi, da Transgender Europe con il progetto “Trans respect versus transphobia”.

Il paese in cui si è registrato il maggior numero di vite stroncate è il Brasile, con 171 vittime. Ma nonostante in Italia, quest’anno, non si sia verificato nessun caso di persone trans uccise (i dati sono stati rilevati prima dell’omicidio all’Eur, ndr), il nostro rimane il paese con il maggior numero di vittime di transfobia in Europa. Dal 2008 ad oggi infatti, se ne sono contate 32. Per avere numeri più alti, nel Vecchio Continente, bisogna spostarsi in Turchia.

I numeri negli ultimi dieci anni

In totale, negli ultimi dieci anni sono 2.609 le persone trans uccise in 71 paesi nel mondo. Di queste, il 62 per cento erano sex worker. Ancora, 982 sono le vittime morte per colpi di arma da fuoco, 571 quelle accoltellate e 272 colpite a pugni e calci fino a togliere loro la vita.

L’intersezionalità

Le sex worker rappresentano il punto in cui si intrecciano transfobia, misoginia, razzismo e xenofobia. Solo per fare un esempio, secondo il rapporto, delle sex worker trans uccise negli Usa, il 72 per cento sono nere, il 9 per cento latine, il 2 per cento asiatiche e il 17 per cento bianche.

Il sex work

“Per molte sex worker trans, la scelta di questo lavoro è un riflesso delle limitate possibilità che la vita offre loro e delle scarse risorse economiche – si legge nel report di Tgeu -. Per esempio, può essere una delle poche forme di guadagno disponibile per le persone migranti irregolari che scappano dalla povertà e dalla transfobia dei loro paesi di origine e a cui viene negato l’accesso a forme di lavoro regolare”. “Molte (persone trans, ndr) – continua il testo – sono sistematicamente escluse dall’economia formale e i loro documenti di riconoscimento non riflettono il genere, l’identità di genere e/o l’espressione di genere e devono affrontare ambienti transfobici sul luogo di lavoro”.

La mancanza di scelta

“Secondo il Sondaggio sulla Salute di Tgeu – leggiamo ancora – condotto in cinque paesi (Spagna, Svezia, Serbia, Georgia e Polonia) nel 2017, quasi il 70 per cento di coloro che avevano iniziato il sex work nei 12 mesi prima del sondaggio hanno deciso di farlo soprattutto per guadagnare soldi, mentre quasi il 40 er cento ha dichiarato che la ragione principale è stata la mancanza di scelta”.

Adolescenti e famiglie di origine

L’accettazione da parte delle famiglie di origine gioca un ruolo fondamentale per i giovani e le giovani trans. Quando questo manca, continua il report, si apre la strada per l’isolamento, la possibilità di rimanere senza casa e la mancanza di risorse economiche. In America Latina, per esempio, il 70 per cento delle donne e delle ragazze trans hanno dovuto lasciare la propria casa o sono state cacciate. In Thailandia il 21 per cento delle trans riferisce di essere stata rifiutata dalla famiglia durante la transizione.

La scuola

“La scuola è spesso il primo luogo istituzionale in cui adolescenti trans vedono disprezzare la propria identità di genere e vengono puniti – spiega Tgeu -. L’esperienza scolastica delle persone trans rivela preoccupanti tendenze nel mondo: le scuone diventano luoghi di abusi, esclusione istituzionale e bullismo. Un sondaggio condotto in diversi paesi mostra che da un terzo alla metà di coloro che hanno risposto trovano difficile cambiare scuola o classe per via delle esperienze negative legate alla loro identità di genere”.
Un quadro del genere produce un impatto emotivo estremamente negativo su giovani e adolescenti transgender. Uno studio condotto negli Usa mostra che almeno il 50 per cento di loro ha pensato di suicidarsi.

Le cose da fare

Il report si chiude con alcune raccomandazioni per migliorare le condizioni di vita delle persone trans. Tra queste, Tgeu auspica la formazione di professionisti (forze dell’ordine, personale di supporto alle vittime, giudici, staff delle ONG, personale sanitario e scolastico ecc) per prevenire e rispondere adeguatamente alle forme di discriminazione e violenza contro le persone trans, le sex workers, e per fornire un supporto adeguato e con la giusta sensibilità.

Ancora, è necessario sviluppare e implementare programmi educativi e scolastici per eliminare i pregiudizi nei confronti delle persone transgender e altri gruppi che subiscono oppressione. Inoltre l’associazione raccomanda di organizzare dei fondi per le organizzazioni di persone trans e le sex worker per sostenere la realizzazione di ricerche e servizi per la comunità.
Sono solo alcune delle iniziative che l’organizzazione europea auspica che si mettano in atto, insieme a misure che riguardano la salute, l’inclusione sociale, il supporto alle persone trans migranti e richiedenti asilo, all’eliminazione di pene giudiziarie per le sex worker e riforme carcerarie che tangano conto della possibile presenza di detenuti e detenute trans.
Il report completo, in inglese, è consultabile a questo indirizzo.

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