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“L’omosessualità era l’oggetto del suo studio. Dall’Italia Zaki voleva screditare e attaccare il governo egiziano”. Così una televisione egiziana descrive Patrick Zaki, il 27enne egiziano arrestato al Cairo di ritorno, per una vacanza, dal suo master in studi di genere all’Università di Bologna. Secondo La7 si tratta di una TV provata, ma controllata dal governo.

Questo alla vigilia di un’attesissima decisione. Domani, infatti, i giudici che si occupano del suo caso decideranno se scarcerarlo o no. Appare sempre più chiaro che siano proprio gli studi di Zaki a non essere graditi all’Egitto.

L’Egitto contro l’UE e l’Italia

Ma il clima politico è testo. Il governo egiziano non ha gradito l’attenzione internazionale che si è alzata sulla vicenda di Zaki. “Un’ingerenza inaccettabile negli affari interni e un attacco contro il potere giudiziario egiziano” l’ha definita il presidente della Camera dei Deputati egiziana Ali Abdel Aal. Il riferimento è alle pressioni del governo italiano prima e del presidente del Parlamento Europeo poi. Mercoledì David Sassoli aveva infatti chiesto l’immediata scarcerazione del ragazzo ricordando all’Egitto che i rapporti dell’Unione Europea con gli altri paesi si basano sul rispetto dei diritti umani.
Intanto a Bologna continua la mobilitazione di Amnesty Italia e degli studenti dell’Alma Mater che cercano di non fare calare l’attenzione sul destino del giovane ricercatore.

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