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Non era mai successo prima, ma adesso anche a Firenze il Tribunale ha detto sì alla stepchild adoption. Si tratta di una coppia di mamme delle quali solo una era riconosciuta come genitore del bambino perché lo ha partorito. La sentenza ha riconosciuto il ruolo anche della mamma sociale accogliendo la richiesta di “adozione in casi particolari”. Il principio seguito dal giudice è sempre quello del “preminente interesse del minore”. Insomma, da adesso il piccolo ha ufficialmente due mamme.

L’Italia a macchia di leopardo

La coppia, socia di Famiglie Arcobaleno, è unita civilmente in Italia ed ha fatto ricorso alla fecondazione eterologa in Danimarca. Nel percorso giudiziario è stata assistita dalle avvocate Federica Tempori e Susanna Lollini.
Firenze non è il primo Tribunale che accoglie una richiesta di stepchild adoption avanzata da una coppia dello stesso sesso. A tracciare la strada è stato per primo il Tribunale di Roma, quando era ancora presieduto dalla giudice Cavallo. È stato poi il turno di Bologna, Venezia, della Corte d’Appello di Torino e di Milano dove però molti casi sono ancora fermi.

I legami con la famiglia di origine

“Per la prima volta in una sentenza di stepchild adoption – fa sapere Famiglie Arcobaleno in una nota – , il Tribunale per i minorenni ha affrontato la questione dell’estensione degli effetti dell’adozione nei confronti della famiglia di origine della madre che ha ottenuto l’adozione”. La cosiddetta stepchild adoption, infatti, non riconosce il legame tra il bambino e i nonni, gli zii e i cugini che appartengono alla famiglia del genitore sociale stesso. Nel caso di Firenze, il giudice, pur non spingendosi al riconoscimento, ha dichiarato che “la questione degli effetti pieni (che creano un legame giuridico tra il minore e i parenti dell’adottante) o limitati (solo tra il minore e l’adottante) della cosiddetta stepchild adoption è ancora aperta”, spiega l’associazione.

La campagna elettorale e il debito della politica

Quello del riconoscimento di tutti i legami familiari è uno degli obiettivi delle battaglie di Famiglie Arcobaleno e che l’associazione, ricorda la presidente Marilena Grassadonia, “si prefigge di raggiungere in questo anno”.
“La battaglia per il riconoscimento della piena responsabilità genitoriale continua attraverso le carte bollate – ricorda Grassadonia -. Tuttavia siamo costretti a denunciare con forza come, in questo periodo di campagna elettorale, questi temi siano scomparsi dall’agenda politica. Non ci stancheremo mai di dire che la legge sulle Unioni Civili è stato sì un passo storico nel nostro Paese, ma non sufficiente e soprattutto non ancorato alla realtà”.

“La strada del pieno riconoscimento dei diritti è ancora da percorrere – conclude – e i nostri rappresentanti in Parlamento hanno un debito nei confronti delle nostre famiglie e soprattutto nei confronti dei nostri figli e delle nostre figlie. Quegli stessi ragazzi e ragazze che prenderanno presto in mano una matita copiativa per esprimere il loro voto”.

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