In Politica&diritti

Ieri Roma era una marea fucsia. Il fucsia di Non una di meno e delle centinaia di persone che hanno invaso le strade della città contro la violenza maschile sulle donne. Donne (e uomini) arrivate da tutta Italia per dire un nuovo, fortissimo no, al DDL Pillon che minaccia le donne e i bambini, al tentativo di rimettere in discussione la legge 194 sull’interruzione di gravidanza, alla narrazione razzista per cui gli stupratori sono migranti e non, prima di tutto, uomini.
Colorato, arrabbiato, chiassoso, travolgente, inclusivo, il corteo è partito da Piazza Repubblica ed è arrivato a San Giovanni. Senza bandiere di partiti o associazioni: solo striscioni e cartelli con i messaggi e gli slogan della manifestazione.
Noi c’eravamo, come ogni anno.

Poi però quando la manifestazione è finita, tutte quelle persone (200.000 secondo l’organizzazione) dovevano tornare a casa o ai pullman con cui erano arrivate.
Come sempre succede in questi casi, la folla si è diretta verso la stazione della metro di San Giovanni. Ed è lì che si è ritrovata davanti la barriera.
Una barriera di poliziotti in tenuta antisommossa a bloccare i tornelli.
Perché?

Sui social sono stati pubblicati diversi video di quello che è successo in quel momento. Chi era lì racconta di un inspiegabile blocco che impediva alle ragazze di prendere la metropolitana e andare via. Con o senza biglietto in mano, nessuna poteva passare.
Eppure chi è abituato alle grosse manifestazioni capitoline sa cosa succede in certi frangenti: un po’ per questioni di sicurezza (tenere centinaia di persone ferme davanti ai tornelli in attesa che ognuna obliteri il biglietto non è un’idea brillante), un po’ per evitare che la metro si blocchi per ore, spesso Atac apre i varchi e consente a tutti di prendere il proprio treno prima possibile.

Ed è questa la spiegazione che la stessa Atac diede quando, nel 2016, partì la polemica perché a margine del Family Day del Circo Massimo l’azienda decise di far passare un consistente numero di manifestanti senza preoccuparsi che avessero o no il biglietto.
Ve lo ricordate? Noi sì. Ecco il video:

In quella circostanza (come in molte altre, va detto) non c’era neanche la polizia dentro la stazione della metropolitana.

Ieri invece sì. C’era la polizia. In antisommossa. Non a controllare che non succedesse nulla, ma a bloccare i tornelli. A impedire a chi aveva partecipato al corteo di tornare a casa. Pacificamente, come si è svolto l’intera manifestazione. Ieri le normali prassi non erano più normali.

C’è mancato poco che, proprio lì, alla fine, si verificasse qualche tafferuglio e, perché no, qualche manganellata. Quella che sarebbe servita ad una certa narrazione per dire che quello era un corteo violento e, quindi, delegittimarlo. Un tentativo di squalificare e svuotare di senso politico l’intera lotta che quel corteo portava in piazza.
Un tentativo fallito: lo #statodiagitazionepermanente è già stato dichiarato.

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