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Crociata oscurantista e “anti-gender” a Todi: l’amministrazione attuale, per conto dell’assessora alla Famiglia, Alessia Marta, aveva chiesto alla direttrice della Biblioteca comunale, Fabiola Bernardini, di stilare un elenco di libri “colpevoli” di fomentare la pericolosa ideologia che trasformerebbe i bambini in gay e che li convincerebbe a cambiar sesso con la stessa dimestichezza con cui si cambiano i calzini la mattina. L’elenco però non è mai arrivato – anche perché è oggettivamente difficile creare elenchi di cose che non esistono – e il Comune ha così deciso di sollevare la responsabile dalle sue mansioni.

La colpa di essere una libera cittadina

La biblioteca di Todi

Fabiola Bernardini era già stata “notata” dalle istituzioni cittadine per una serie di ragioni: aveva partecipato a una manifestazione dell’Anpi per il 25 aprile – manifestazione alla quale il Comune non aveva aderito, forse anche per la presenza di elementi dell’estrema destra fascista, dentro la compagine di governo della città – e aveva avuto la “colpa” di partecipare ad un evento con le Famiglie arcobaleno. Insomma, Bernardini è colpevole di essere una libera cittadina, antifascista e non omofoba.

Clima da dittatura nera

Eppure tale trasferimento risulta incomprensibile. Sotto la direzione di Bernardini, infatti, la biblioteca ha registrato ben dodicimila ingressi su una popolazione di quattordicimila abitanti. Un successo assoluto che però non convince assessori e sindaco: la direttrice – complice il “gender” – è stata spostata all’urbanistica, a ricoprire non si sa quale mansione, visto che la stessa interessata ha dichiarato di non essere un’esperta del campo. Protestano intanto l’Aib, Associazione italiana biblioteche, che parla di «solita forma di censura indiretta» e Omphalos Perugia, che accusa: è un atto gravissimo perpetrato […] che ci ricorda ormai la peggior dittatura nera».

 

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