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Ho appena visto il servizio delle Iene andato in onda in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS. Uscito nel 2015, già allora aveva scatenato un vespaio di polemiche. Sebbene ad uno sguardo superficiale, gli argomenti sollevati dalla iena Nadia Toffa appaino ovvi e condivisibili, quel video è un concentrato di luoghi comuni e disinformazione che produce molti più danni dei problemi che intende risolvere.

Toffa esordisce così: “Avere l’HIV e fare sesso non protetto con l’intenzione di contagiare i partner”. La iena sembra suggerire che tra le persone sieropositive sussista un qualche interesse a contagiare le persone con cui si fa sesso. Nella seconda metà del servizio vengono anche mostrate diverse persone sieropositive che scelgono di avere rapporti senza condom ma questo, a breve lo chiarirò meglio, è ben diverso dal contagiare qualcuno o, addirittura, essere intenzionati a farlo.

Paragoni con casi che non c’entrano nulla

Il servizio incomincia ricordando alcuni casi di cronaca riferiti a due persone HIV+ responsabili di comportamenti deplorevoli: il primo pretendeva di fare sesso non protetto con diverse partner (certo, una persona può sempre rifiutare -altrimenti si parlerebbe di stupro- ma diamolo per buono) mentre il secondo ha falsificato un test HIV per far credere alle persone con cui andava a letto di essere sieronegativo. La responsabilità sulla tutela della propria salute dovrebbe ricadere su tutte le parti in gioco, tuttavia sulla gravità di questi fatti dovremmo essere tutti d’accordo.

A seguire viene mostrata una storia tutt’altro che paragonabile con i precedenti, quella di una ragazza che ha preso l’HIV a seguito di una relazione di qualche mese con un ragazzo. “Perché non hai usato il preservativo?” le chiede Toffa. “Perché la mia unica preoccupazione -ha ammesso- era quella di non rimanere incinta e io, usando la pillola, ero tranquilla. Invece, no. Sono stata stupida”.

“È inquietante -denuncia allarmata la iena-: ci sono persone sieropositive che non dicono di esserlo e contagiano così persone inconsapevoli”. In questa frase ci sono almeno due problemi. Se la ragazza ha evidentemente compreso il suo errore (quello di non aver badato alla propria salute), Nadia Toffa pare più interessata a scaricare l’onere della salute della donna sulla persona sieropositiva che avrebbe dovuto proteggerla. Da un punto di vista prettamente legale, va detto, forse l’argomentazione della iena non è priva di fondamenta tuttavia, questo modo di agire è anche uno dei motivi per il virus continua allegramente a diffondersi nel nostro Paese.

Le persone sieropositive che non dicono di esserlo

Toffa, che evidentemente ignora il concetto di stigma, si lamenta del fatto che ci siano persone sieropositive che quando si danno appuntamento per copulare con un perfetto sconosciuto, non facciano la propria anamnesi. Secondo la iena, ogni volta che una persona HIV+ intende divertirsi con un/a partner occasionale dovrebbe dichiarare qualcosa di estremamente riservato come il proprio stato sierologico ad una persona mai vista prima.
Curioso che non ci siano le stesse aspettative nei confronti delle persone sieronegative: nessuno si aspetta che una persona sieronegativa (o, meglio, che crede di esserlo) espliciti se e quando ha fatto il test HIV; nessuno si aspetta che riveli di avere la sifilide, la gonorrea, magari l’herpes. Nessuno se lo aspetta anche perché per saperlo bisognerebbe controllarsi regolarmente con test specifici. Quanti davvero li fanno? La risposta sarà sempre “troppo pochi”.

Le Iene promuovono un atteggiamento molto radicato nella società, ovvero, l’aspettativa che se l’altro avesse qualcosa, lo direbbe. Peccato che sia un approccio fallimentare. Una buona parte delle persone sieropositive, che vivono sulla propria pelle cosa sia lo stigma, si guardano bene dal rivelare il proprio stato sierologico. In alcuni casi, si evita di parlarne alle proprie famiglie e ai propri amici più stretti per paura di essere emarginati o, addirittura, di perdere il lavoro. L’idea che queste persone parlino di un aspetto così delicato della propria vita a degli sconosciuti è semplicemente fuori dalla realtà.

Come se ne esce? L’unico modo per combattere la piaga dell’HIV è che tutti si preoccupino della propria salute. Non può essere responsabilità delle persone sieropositive o, per essere precisi, delle persone che sono andate a controllarsi e hanno scoperto di esserlo, preoccuparsi della salute di tutti gli altri.

L’esperimento delle Iene

Per dimostrare che ci sono persone sieropositive che fanno sesso senza profilattico, le Iene hanno organizzato un esperimento sociale. Durante un incontro occasionale, un complice ha proposto sesso “bareback” (senza profilattico) a delle persone sieropositive: hanno accettato, hanno rifiutato, hanno ammesso di essere HIV+? Ecco come andata.
L’unica roba è che io non ho portato i preservativi” esordisce il complice delle Iene al primo appuntamento. E lancia l’amo, aggiungendo: “Per me non c’è problema…”. L’uomo sieropositivo acconsente: “Allora neanche per me”.
Non hai paura di prenderti qualcosa facendolo con me?” ribatte il complice. “C’è sempre un rischio -ammette l’uomo- però il gioco vale la candela, ecco, sono cose che si curano”. Frasi discutibili ma, prima di commentarle, andiamo ancora avanti con la conversazione.

Le persone sieropositive che (non) contagiano persone inconsapevoli

Pressato dalle domande, l’uomo improvvisamente ammette di essere sieropositivo usando queste parole: “Ho la carica virale azzerata e quindi non ho nessun problema”. Questa frase, forse poco comprensibile ai più, è la chiave di volta del discorso ed è grave il fatto che venga fatta passare sotto silenzio. La traduco: “Sì, sono sieropositivo, ma sono in terapia efficace, quindi non sono contagioso e non posso trasmettere il virus, anche senza preservativo”.

Questo passaggio mette in crisi la tesi di Toffa che a inizio servizio sosteneva come ci siano “persone sieropositive che non dicono di esserlo e contagiano così persone inconsapevoli”. Studi su studi confermano che le persone che sanno di essere HIV+ e sono in terapia efficace, non possono trasmettere il virus a nessuno. Tornando all’esperimento: l’uomo ha quindi, sì, scelto in una prima fase di tacere il proprio stato sierologico ma era consapevole del fatto che non avrebbe potuto trasmettere l’infezione al partner. Le frasi dell’uomo, prima definite “discutibili”, assumono ora una nuova luce. Sebbene si possa non condividere la tesi secondo cui si possa fare sesso non protetto perché tanto “sono cose si curano” -ci sono infezioni che, sebbene trattabili, possono comportare seri strascichi di salute-, suggerire che questa persona avesse intenzione di contagiare qualcuno è sbagliato, fastidioso e dannoso. Sbagliato perché non è vero, fastidioso perché alimenta lo stigma verso le persone sieropositive, dannoso in quanto distoglie l’attenzione dal vero problema: le persone che magari si definiscono/credono “sane”, fanno sesso non protetto e non fanno regolarmente il test.

Un esperimento alternativo

Per capire perché così tante persone sieropositive scelgano di non parlare apertamente del proprio stato sierologico, le Iene potrebbero eseguire un altro esperimento: organizzare un appuntamento e poi, sul più bello, dichiarare di essere sieropositivi. Possibili reazioni: alcuni saranno disposti ad andare avanti e divertirsi con o senza preservativo; tanti altri, temo, guidati da paure irrazionali -alimentate anche da servizi come quello andato in onda la scorsa settimana-, rinunceranno a fare sesso anche con tutti i preservativi del mondo.
Quindi, ribalto la questione: per quale motivo una persona sieropositiva (magari non infettiva) dovrebbe dirlo ad un perfetto sconosciuto? E, invece, per quale motivo non si giudicano con altrettanta violenza le persone che non ha mai fatto un test e fanno sesso senza preservativo? E sono tante, e sono troppe.

Con il vostro atteggiamento, care Iene, il rischio è quello disincentivare le persone dal fare il test, l’unico modo per ottenere la diagnosi, l’unico modo di trattare l’infezione e, uno degli strumenti più efficaci per ostacolare la diffusione del virus.

Guarda anche: come e dove fare il test HIV gratuitamente

 

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