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Irlanda: la fossa comune dei bambini nella casa gestita dalle suore

Non si sa ancora quanti siano. Ma quel che è certo è che nella fossa biologica in disuso della Bon secours Mother and Baby Home di Tuam, Galway, sono stati ritrovati resti umani, di bambini.
Lo ha affermato ieri mattina durante una conferenza stampa la ministra per l’infanzia del governo irlandese Katherine Zappone.

Il ritrovamento è il risultato di alcuni scavi esplorativi condotti nei mesi scorsi dalla Mother and Baby Homes Commission of Investigation istituita dal governo irlandese nel 2014 per indagare sugli istituti gestiti dalle suore del Bon Secours fino agli anni ‘90.

Le Mother and Baby Homes

Le Mother and Baby Homes sono diverse dalle Magdalene già rese note dall’omonimo film di Peter Mullan del 2002 e dal più recente “Philomena”. Anche in quel caso si trattava di istituti finanziati dallo stato e gestiti dai religiosi, ma nello specifico le Baby homes avevano lo scopo di accogliere le giovani irlandesi che si trovavano in stato di gravidanza al di fuori del matrimonio e i loro nascituri. Una volta avvenuto il parto, le madri erano separate dai bambini che venivano allevati dalle suore in attesa di un’eventuale adozione. Alcune delle madri venivano obbligate a restare a lavorare per le case per un certo periodo come compensazione per l’assistenza ricevuta.

La commissione d’inchiesta e le sorti dei bambini

La commissione presieduta dalla giudice Yvonne Murphy indaga sulle circostanze che portavano all’ingresso (spesso richiesto dallo stato) all’interno degli istituti e sulle condizioni di vita delle mamme e dei bambini che vi alloggiavano. Sta inoltre investigando sul tasso di mortalità infantile, che sembrerebbe essere di molto superiore alla media del tempo e sul trattamento riservato ai corpi dei bambini morti. Si sospetta che possano essere stati ceduti senza il consenso dei familiari a istituzioni educative che li avrebbero utilizzati per studi in materia di anatomia.
Sui bambini ospitati negli istituti sono state condotte anche delle sperimentazioni riguardanti alcuni vaccini. La commissione sta cercando di accertare se siano stati rispettati gli standard etici del tempo.

 

Catherine Corless, la storica che ha scoperto la fossa comune

Da più parti giungono anche accuse di adozioni senza il consenso dei genitori. Più di 6000 sono le adozioni registrate in appena 6 delle case. Risulta anche che i bambini venivano inviati all’estero. Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, le destinazioni più frequenti. Per le proprie indagini, la commissione si sta avvalendo di audizioni anonime dei sopravvissuti e del personale che ha prestato servizio nelle case.

Secondo i documenti emersi finora, i bambini vivevano in condizioni estremamente carenti, soffrendo di denutrizione e spesso affetti da malattie tipiche di chi vive in povertà.

Quei 796 bambini morti, solo a Tuam

Sotto la lente della commissione vi sono le accuse di abusi riguardanti in tutto 14 istituti in attività tra il 1922 e il 1998. Quello di Tuam rimane al momento l’episodio più eclatante, ritornato alla ribalta nel 2014 grazie all’incessante lavoro della storica Catherine Corless. Dopo anni di ricerche Corless è riuscita ad ottenere dei documenti relativi alla morte di 796 bambini durante gli anni di attività della casa di Tuam, tra il 1925 e il 1961, senza che vi fosse però un riscontro su dove questi bambini fossero stati sepolti.

Il caparbio lavoro della storica Corless

I tecnici al lavoro per rilevare la presenza di corpi

Insospettita da questo dettaglio, Corless ha chiesto ulteriori documenti agli archivi della Contea di Galway, che glieli ha negati.

“Mi è stato detto di lasciare perdere, che erano cose successe tanti anni fa”, ha raccontato la storica.

Ma qualcosa è sfuggito al muro di omertà che sembrava dovere cadere sulla vicenda. Tra i pochi documenti su cui Corless è riuscita a mettere le mani è saltata fuori una mappa della zona con una piccola porzione di terreno indicata come “cimitero”.

Da lì, la notizia è arrivata sui media e le richieste di avviare una commissione di inchiesta e degli scavi si sono fatte sempre più pressanti, fino ad arrivare all’annuncio di ieri.

La fossa comune di Tuam

Dai rilievi svolti sono emerse due strutture. Un primo ambiente sembra essere un grande sistema di contenimento delle acque reflue o una fossa settica poi forse dismessa, riempita di detriti e coperta di terra. La seconda è un grande vano lungo diviso in 20 camere.

La quantità di resti umani in questa seconda struttura non è stata specificata dalla commissione, ma è stata definita “significativa”. Secondo le analisi svolte in laboratorio si tratta di feti di 35 settimane e di bambini di età compresa tra i 0 e i 3 anni.

Secondo la datazione al radiocarbonio, i corpi risalgono agli anni di attività della casa e non agli anni della grande carestia che ha decimato la popolazione irlandese nel 1800, come ipotizzato in un primo momento da alcuni commentatori.
Dai documenti ritrovati nell’archivio nazionale è emerso il tasso di mortalità infantile della casa di Tuam era del 31.6% per i bambini al di sotto di un anno di età. A fronte di un tasso del 17% nelle altre case. Le cause di morte indicate come più frequenti nei registri sono bronchite, convulsioni e sifilide congenita.

I sospetti dal 1975, messi a tacere

Nel paesino di Tuam le voci di resti di bambini nei sotterranei della ex Baby home si rincorrevano da decenni. Nel 1975, prima che il sito fosse del tutto interrato, due ragazzini, Frannie Hopkins e Barry Sweeney, giocando scoprirono una buca piena di ossa. Ma all’episodio non seguì alcuna inchiesta e le due strutture furono ricoperte definitivamente. Sull’area oggi sorgono un complesso residenziale e un parco giochi, mentre la casa è stata abbattuta. Ma la memoria di quanto accaduto non si è spenta nei locali, come testimonia la piccola edicola votiva in memoria dei bambini scomparsi.

L’ordine delle suore del Bon Secours ha detto di non potere commentare la notizia del ritrovamento perché non più in possesso della documentazione relativa al casa di Tuam (ceduta all’archivio della contea di Galway dopo la chiusura), ma di appoggiare il lavoro della commissione.

Amnesty International ha chiesto di approfondire le indagini e auspica che sia fatta piena luce sulla vicenda.

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