In Politica&diritti

I partiti scaldano i motori per le prossime elezioni e il tema dei diritti delle persone Lgbt torna alla ribalta. È stato pubblicato, a tal proposito, il programma politico di Liberi e Uguali (LeU) che ha deciso di dedicare un intero capitolo alla questione, sotto la voce Uguaglianza nei diritti. Vediamone i punti salienti e le criticità.

Riformare il diritto di famiglia

Pietro Grasso, leader di LeU

Il programma parla di diritti in chiave di riconoscimento e non di concessione. A Partire dalla «necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie”». Apre, così, al matrimonio egualitario (da estendere a tutte le coppie, anche di persone dello stesso sesso). Un po’ generico il passaggio sull’omogenitorialità. Punta tutto sulla riforma delle adozioni, istituto che «va riformato per rispondere a criteri più accessibili e semplificati, nell’esclusivo interesse del minore». Un passaggio, piuttosto generico, fa riferimento ad «un eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi» anche «delle coppie LGBT, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità».

Intervenire a scuola e contro l’omo-transfobia

Sul piano dell’educazione e della lotta alle discriminazioni, si legge ancora, «sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi». Una voce richiama (anche qui, senza che si nomini direttamente) la lotta all’omo-transfobia. È il passaggio in cui si parla di «introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione».

I diritti delle persone trans

Il simbolo di LeU

Si apre, ancora, ai diritti delle persone transessuali, «per troppo tempo dimenticate dalla politica». «È necessario percorrere la strada della depatologizzazione della condizione trans», si legge nel testo, il cui scopo è quello di «affermare il pieno diritto di autodeterminazione della persona».

Cosa manca ancora nel programma

Un tentativo di aprire alle richieste tradizionali del movimento Lgbt. Mancano però alcune voci ritenute fondamentali proprio dall’elettorato arcobaleno, quel bacino che LeU prova a intercettare. Si pensi al riconoscimento della responsabilità genitoriale alla nascita, senza costringere i genitori a tortuosi iter giudiziari. O anche ad una normativa che apra alla Pma per le coppie di donne (e quindi l’abolizione della legge 40) e sulla Gpa. Infine è assente anche la riscrittura della legge sulla transizione che affermi il principio dell’autodeterminazione delle persone trans. Niente, infine, sulle mutilazioni genetiche alle persone intersex sulle quali l’Italia è anche stata ammonita dall’Onu. Tutti temi che pure c’erano nel documento approvato dall’assemblea programmatica sui diritti e votato dagli iscritti. Istanze che il tavolo programmatico di Roma, però, non ha accolto in pieno.

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