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Kelly la blonde, durante una serata

Ancora una storia di violenza, in Italia, in cui tra le vittime c’è una persona del mondo Lgbt. È successo a San Prospero, frazione della città di Parma, in un club privé gestito da Luca Manici, una delle persone trovate morte insieme a Gabriela Altamirano, di origine argentina, che vi lavorava come barista. Una pagina di cronaca nera che sconvolge la quiete della provincia italiana a cui si aggiunge, tuttavia, un’aggravante: l’incapacità di raccontare la vita e, purtroppo, la fine di una drag queen scambiandola per una persona trans.

«I corpi senza vita di due persone sono stati ritrovati in un casale in via Angelica a San Prospero, frazione di campagna alle porte di Parma», comincia così l’articolo di Repubblica.it sul delitto in questione, continuando: «Si tratta di Gabriela Altamirano 45enne di origine argentina, residente a Salsomaggiore, e di una nota transessuale di Parma – Luca Manici 47 anni, conosciuta nell’ambiente col nome di Kelly – affittuaria dell’immobile dove viveva e sede dell’Angelica Vip Club, locale privato a luci rosse gestito dallo stesso Manici».

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La foto del profilo Facebook di Kelly

Eppure, a leggere altre testate, come Parma Today o ancora la Gazzetta di Parma, emerge che “La Kelly” è il nome d’arte di un uomo che faceva, appunto, la drag queen e che aveva ristrutturato il casolare in cui si è consumata la tragedia per trasformarlo in un locale notturno per adulti. Particolare evidentemente di secondo piano, sia per Repubblica, sia per altri giornali come il Resto del Carlino, il quale parla nello specifico di “trans” al maschile.

Non conosciamo, al momento, le motivazioni che stanno dietro questo duplice omicidio e crediamo sia compito degli inquirenti cercare di fare le dovute indagini. Non possiamo non notare, tuttavia, come un crimine consumato a danni di una persona che sfugge alla norma eterosessuale venga raccontato attraverso i soliti richiami alla spettacolarizzazione, alla curiosità morbosa per i dettagli scabrosi e a un’imperdonabile confusione tra transessualità, prostituzione (generando la solita equazione tra i due termini) e realtà come il travestimento a fini ludici e artistici che nulla hanno a che fare con esse. C’è ancora molto da fare, insomma, affinché gli organi di stampa adottino un linguaggio rispettoso delle identità e delle vite che si pretende di esporre al grande pubblico.

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