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Quando Boris Johnson esaltava Pinochet e già attaccava i gay

Lo spettro di un articolo scritto per The Spectator quando Boris Johnson, il premier britannico aveva trent’anni, aleggia sulla sua testa. Nell’articolo omofobia, un’apologia di Pinochet e una di Mugabe.
Gli editoriali choc dell’attuale primo ministro sono stati scoperti dal The Mirror e pubblicati nella rubrica Have I got views for you: un’antologia di articoli di Johnson pubblicata nel 2008.

UNA PASSIONE PER I DITTATORI

L’articolo, pubblicato nel 1999 dalla testata The Spectator, è un vero e proprio compendio di fascismo e di gretta omofobia. Al di là della difesa della caccia alla volpe, discussa tradizione venatoria inglese, Boris Johnson si lancia in una difesa appassionata dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet. Tra il 1973, anno del colpo di Stato, al 1990, anno della sua fuga dal paese, il numero delle persone scomparse e torturate dal regime cileno rimane incalcolabile.

Una fascinazione, quella per i dittatori, che traspare anche nella sua difesa di Robert Mugabe, dittatore dello Zimbabwe, rispetto al quale sosteneva che possedesse la verità. Soprattutto nel perpetrare una politica omofobica. Nelle stesse righe Johnson definisce i Laburisti «Criminali gay».

CONTRO TUTTO E TUTTI

Secondo Johnson la polizia sarebbe stata «bloccata dai programmi sulla consapevolezza razziale» o impegnati «nel cercare di arrestare pedofili in vecchie scuole pubbliche». Tutto ciò, secondo lui, avrebbe portato via tempo prezioso dai problemi reali: tipo il furto della sua bici.
Nel suo articolo BoJo scrive: «Nel paese ci sono molti Tories che sperano che i vertici del loro partito prendano posizioni forti contro i gay nell’esercito, contro la vigliaccheria della polizia dopo il report Mcpherson o sull’arresto di Pinochet (…). E ovviamente hanno ragione».

LABOUR PARTY SU TUTTE LE FURIE

I laburisti non hanno preso bene questo tuffo nel passato del loro avversario. Anzi, tutto ciò, per i Laburisti, corrobora l’idea di Boris Johnson sia una persona deprecabile.
«Più ne veniamo a sapere, peggio diventa – ha detto il cancelliere ombra John McDonnell -. Non è solo un pericolo per il nostro sistema sanitario nazionale e un bugiardo patologico: è chiaro che Boris Johnson sia un individuo spregevole».
McDonnell ha proseguito:«È un pericolo per le donne, per le madri single, per la classe operaia, per le minoranze, per le persone lgbt+ e per tutti quelli che non gli somigliano. Pensa di essere nato per governare e per combattere contro tutto ciò che tiene unita la nostra società. Boris Johnson è un pericolo per il nostro paese. Deve essere fermato».

BORIS JOHNSON, QUANDO LA PEZZA È PEGGIO DEL BUCO

Durante la sua campagna elettorale Boris Johnson ha ripetutamente rifiutato le richieste di scuse a fronte dei suoi numerosi commenti offensivi. Pur avendo riconosciuto che alcune sue frasi potessero essere offensive, non ha fatto un passo indietro.
«Se studiate minuziosamente i miei articoli e tirate fuori singole frasi, non c’è alcun dubbio che possiate trovare cose scritte per sembrare offensive», ha detto al Question Time della Bbc di novembre.

La costante omofobica e razzista

Ma Johnson non è nuovo a queste frasi. Nella sua retorica anti-gay ha chiamato le persone omosessuali con offese di ogni tipo e ha paragonato i matrimoni tra persone dello stesso sesso all’unione di «tre uomini e un cane». Ha anche attaccato la «spaventosa agenda del Labour per incoraggiare l’insegnamento dell’omosessualità a scuola».

Nel 2004, il romanzo da lui scritto, “Settantadue vergini”, conteneva riferimenti misogini, omofobi e razzisti, incluso la descrizione degli arabi come persone dal “naso adunco”. Il “naso adunco” era una delle caratteristiche usate discriminatoriamente dai nazisti per identificare gli ebrei da perseguitare. Nel testo ha anche utilizzato la parola “negroide”.
La scorsa settimana su BoJo sono piovute critiche per aver scritto che le madri single sono responsabili «per aver prodotto una generazione di figli ignoranti, cresciuti male, aggressivi e illegittimi».

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