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Niccolò Pietro è figlio di due donne, ma per il Comune di Torino non ha due mamme. Il bimbo, figlio di Chiara Foglietta, consigliera comunale di Torino, e Micaela Ghisleni, è venuto al mondo il 13 aprile. Ieri, lunedì 16 aprile, le due mamme si sono recate prima all’Ufficio anagrafe dell’ospedale Sant’Anna, poi a quella centrale di Torino, per registrare la nascita del bambino. Oggi la conferma: il Comune ha rifiutato di ricevere il riconoscimento del figlio da entrambe le madri. Ma non è tutto.

L’eterologa in visibile

Chiara Foglietta al Comune con la fascia tricolore

Da Palazzo di Città è arrivato anche un altro “no”. Foglietta aveva infatti presentato una dichiarazione in cui risulta che il figlio è stato concepito a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo con gamete maschile di donatore anonimo. Cosa che risulta dalla cartella clinica. “L’anagrafe – spiega l’avvocato Alexander Schuster che assiste la coppia – usa le formule previste dal Ministero nel 2002. Queste ignorano completamente la riproduzione assistita, anche in contesti di coppie di sesso diverso, o donne senza partner, e obbligano a dichiarare che la nascita deriva da “un’unione naturale (cioè dal rapporto sessuale) con un uomo”, di cui si può non fare il nome, ma che si garantisce non essere né parente né nei gradi di parentela vietati dall’ordinamento italiano”.

“Mi rifiuto di dichiarare il falso”

Una circostanza che, evidentemente, non corrisponde alla nascita di Nicolò Pietro. “Sono andata via, mi sono rifiutata di dire il falso – spiega Foglietta – così come consigliato dal mio avvocato. Abbiamo un documento che attesta come sia avvenuto il concepimento in una clinica danese”. “Ciò che il Comune chiede a Chiara è di dichiarare il falso in atto pubblico – prosegue Schuster – con conseguenti gravi responsabilità penali. L’inerzia di un Ministero non può esporre i cittadini a responsabilità di questo tipo”.

Il Comune sapeva già

La vicenda, però, non nasce adesso. “A gennaio scorso – spiega Foglietta a Gaypost.it – avevamo chiesto al Comune di registrare il riconoscimento del nascituro”. Una prassi che si segue prima che nasca un bambino con procreazione medicalmente assistita in una coppia eterosessuale. Lo scopo è registrare il consenso del padre legale.  L’eterologa, però, in Italia è vietata per le coppie di donne. “Anche in quell’occasione – continua la consigliera – abbiamo ottenuto un rifiuto, per iscritto”. Quindi al Comune di Torino risulta già che Chiara Foglietta ha portato avanti una gravidanza grazie alla fecondazione eterologa. “Varrebbe per qualsiasi cittadina, ma io sono anche ufficiale di stato civile per delega della sindaca – prosegue la consigliera – come mi si può chiedere di dichiarare il falso?” Per quel primo rifiuto, per altro, la coppia ha già fatto ricorso in tribunale.
“Ora abbiamo chiesto all’anagrafe di registrare Niccolò Pietro con entrambe le sue mamme – spiega ancora – o che, almeno, non mi costringano a dichiarare una cosa non vera”. Insomma, a Palazzo di Città la situazione era nota da mesi.

“Non è la realtà che si deve adeguare”

“Il Comune, che speriamo ritorni sui propri passi – aggiunge Schuster – deve dare istruzioni ai propri uffici perché non è la realtà a doversi adeguare a formule antiquate, semmai il contrario”. “Ho fortemente voluto questo figlio insieme a Chiara – dichiara la compagna Ghisleni -. Mi sono assunta l’impegno e le responsabilità proprie di un genitore nel momento stesso in cui ho firmato l’atto per il consenso alla PMA nella clinica danese”. “E’ un impegno che voglio e devo onorare – continua -, come scelta consapevole e volontaria di nove mesi fa”. “Oggi a noi viene negato il diritto di inserire dichiarazioni veritiere nell’atto di riconoscimento – conclude Foglietta – e a nostro figlio il diritto ad un’identità corrispondente alla realtà, il diritto a conoscere l’insieme di eventi che hanno determinato la sua esistenza”. Insomma, per ora il piccolo Niccolò Pietro per lo Stato italiano non esiste.

Il precedente

Questo caso arriva dopo un’altra vicenda che ha coinvolto il comune di Torino: quella di due papà a cui è stata rifiutata la trascrizione dell’atto di nascita dei figli, nati in Canada con la gestazione per altri. Oltre a rifiutarsi di trascrivere l’atto con entrambi i padri, l’anagrafe torinese ipotizzò nella motivazione che la coppia aveva commesso un reato essendo ricorsa ad una tecnica vietata in Italia. La gestazione per altri, però, è legale e regolamentata in Canada e la legge italiana non vieta di ricorrervi all’estero. La stessa situazione identica della fecondazione eterologa per le coppie di donne.

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