In Politica&diritti

Luca ha iniziato la prima elementare: lo ha fatto con entusiasmo, dopo i tanti mesi di clausura forzata, felice di poter ricominciare la vita di comunità e di riprendere i contatti giornalieri con i suoi pari, conoscendo tantissimi nuovi amici. La sua scuola poi si trova sui colli bolognesi, in mezzo ad un parco, tra alberi e paesaggi mozzafiato, e siamo stati davvero fortunati ad averla come scuola di stradario (ovvero di quartiere) e ad avere la possibilità di esservi ammessi. Si, perché questo posto incantevole è una scuola storica di Bologna, statale e pubblica, con un metodo didattico e insegnanti invidiabili, ma che soffre come ogni scuola pubblica di decenni di tagli all’istruzione, che già si sono fatti sentire.

La scuola è ricominciata, ma manca praticamente tutto

Mancano i collaboratori scolastici, mancano gli insegnanti supplenti, mancano persino educatori e insegnanti di sostegno: manca tutto insomma. E infatti, dopo appena una settimana ci hanno comunicato che il tempo pieno non ci sarebbe più stato… le proteste, gli articoli sul giornale e l’allarme che sembra essere rientrato… ma fino a quando? Perché di fondi per la scuola pubblica non ce ne sono, insegnanti di ruolo nemmeno, le graduatorie hanno meccanismi incredibili… e il tempo pieno dunque al momento c’è e non può essere assicurato, e intanto i pochi insegnanti che ci sono devono coprire i buchi, non possono fare le ore in compresenza che sono quelle utili per i progetti più belli… e a rimetterci sono la didattica e i bambini.

Un prezzo che pagano donne e bambini

E le donne anche, non nascondiamoci dietro un dito: perché nel momento stesso in cui ci è stato comunicato dall’oggi al domani che i bambini avrebbero finito la scuola alle 14 invece che alle 16.30, chi volete che si siano dovute organizzare in fretta e furia per la gestione familiare? Soprattutto le donne. Bambini e donne insomma, un deja-vu. Prendendo in prestito certe frasi che risento tuonare a certi esponenti di destra mi verrebbe da dire: “Chi ci pensa alle madri?”, “Chi ci pensa ai bambini?”

Le priorità di Mara Carfagna e Giorgia Meloni

Me lo domando davvero… e ripenso alle recenti proposte di legge per vietare la GPA anche all’estero promosse dalle Onorevoli Carfagna e Meloni. Perché le nostre due rappresentanti, che tanto dicono di tenere alle madri e ai bambini, non si battono in Parlamento, con le unghie e con i denti, per garantire la migliore istruzione possibile per i bambini destinando cospicui fondi strutturali alla scuola? Invece che inseguire proposte di legge ideologiche che mirano a punire chi desidera una famiglia e può farlo oltreoceano, perché non fanno ciò che è davvero giusto? Invece di voler impedire l’autodeterminazione di donne straordinarie che portano avanti gravidanze per altre famiglie. Invece di impedire che alcuni bambini – come i miei figli – vengano al mondo.

In piazza, per la scuola

Non so… mi sembra tutto sbagliato. Poi però sono qui insieme a Luca a fare i primi compiti di matematica e capisco davvero quello che conta, e mi preparo a scendere in piazza sabato prossimo insieme agli altri genitori delle Longhena per chiedere più fondi per la scuola, per i nostri figli, per il futuro di tutte e tutti: venite insieme a me?

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