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Com’è noto, il leader della Lega Salvini ha annunciato una manifestazione per il prossimo 2 giugno a cui ha aderito anche Fratelli d’Italia. Non è chiaro se anche Forza Italia parteciperà, ma non è questo il punto. E non è neanche importante il motivo della manifestazione, che è di protesta contro il governo Conte proprio nel giorno della Festa della Repubblica.
Il punto è proprio la manifestazione di per sé. Perché, vale la pena ricordarlo, siamo ancora in piena pandemia. E se anche dal 18 maggio nella maggior parte delle regioni hanno riaperto la maggior parte delle attività, vigono ancora il divieto di assembramento e la regola aurea del distanziamento sociale di almeno 1 metro tra le persone.

I pride annullati

Che poi sono le ragioni per cui sono state annullate tutte le manifestazioni previste nelle ultime settimane e per quelle a venire. Tra queste, ne abbiamo parlato, anche i pride. E’ la prima estate senza pride, da 50 anni a questa parte, non solo in Italia ma in tutto il mondo.
Ma se un partito può chiamare a raccolta i suoi militanti per una manifestazione il 2 giugno senza che nessuno gli ricordi che no, non di può, perché non possono farlo anche le associazioni LGBT+ per i pride?
A porsi la domanda è stato Alessandro Battaglia, presidente dell’associazione torinese Quore e membro del direttivo del Coordinamento Torino Pride.

“Noi responsabili, abbiamo annullato i pride”

Fa notare, Battaglia, che “il Coordinamento Torino Pride GLBT nell’annullare, senza che gli venisse chiesto, la manifestazione di piazza prevista per il 20 giugno – così come tutte le organizzazioni Pride di Italia ed Europa – ha dimostrato grande senso di responsabilità e volontà di tutelare la salute di tutti e tutte le cittadine”. Poi il riferimento alla mobilitazione lanciata da Salvini “per il 2 giugno in tutta Italia”.

“Se mai queste manifestazioni di piazza si dovessero tenere, chiederò al Direttivo del Coordinamento Torino Pride e a tutte le organizzazioni Pride di Italia di ragionare sulla riprogrammazione dei Pride che sono a tutti gli effetti manifestazioni politiche e di rivendicazione di diritti sui quali il nostro Paese è più deficitario che mai – scrive Battaglia-. Non di meno, a luglio, dovrebbe essere calendarizzata la nuova proposta di legge contro l’omotransfobia che avrà necessità di tutto il nostro contributo”.

Solo una provocazione

Una provocazione o una proposta reale?
“E’ una provocazione – spiega Battaglia a Gaypost.it -, ma non escludo che possa diventare una proposta vera e propria da fare a tutti i pride d’Italia”.

“E’, però, paradossale che chi è stato eletto in Parlamento e, si suppone, abbia mandato di rappresentare le istanze degli italiani pensi di organizzare mobilitazioni in tutta Italia in un momento in cui il distanziamento sociale sembra l’unica arma in mano alle persone per limitare il contagio – prosegue Battaglia -. Noi abbiamo dimostrato molto più senso di responsabilità e attenzione per la salute di tutte e tutti. Abbiamo rinunciato al momento più alto dell’anno della nostra battaglia per l’uguaglianza. Abbiamo raccolto fondi per chi sta combattendo il virus, abbiamo accolto le persone con difficoltà abitative e di lavoro. Abbiamo dimostrato, per l’ennesima volta, di essere una risorsa preziosa per la nostra società. Ma se piazza deve essere, può esserlo per tutte e tutti”.

Lo scorso anno sono stati più di 40 i pride in tutta Italia. Un numero che nel 2020 era destinato a crescere se non fosse arrivata la pandemia a fermare tutto.

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