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Non si placa la protesta, dentro il mondo cattolico, sul niet alle benedizione delle coppie omosessuali di qualche settimana fa, secondo quanto stabilito dalla Congregazione per la dottrina della fede. Diversi i mal di pancia oltralpe, tra le persone di fede cattolica in Europa centro-settentrionale: in Belgio, ad Anversa, il vescovo Johan Bonny ha rilasciato una dichiarazione in cui «si è scusato pubblicamente per la posizione sull’omosessualità» da parte delle gerarchie cattoliche romane, come riporta Europa Today. Ma la polemica è andata ben oltre. E la cosa che fa riflettere è che a protestare sono proprio le persone credenti, dentro il cattolicesimo.

Il vescovo di Anversa: “L’omosessualità non è peccato”

«Il peccato» ha dichiarato Bonny «si verifica solo quando le persone agiscono consapevolmente in modo malvagio. Non è né l’intenzione né il risultato dell’omosessualità». Il prelato ha dunque definito indegno l’uso del termine “peccato” per definire l’unione tra persone dello stesso sesso. E anche in Italia, recentemente, abbiamo visto l’insorgere di sacerdoti che hanno rigettato la decisione della Congregazione. Don Giulio Mignani, il prete ligure che non ha benedetto le palme due domenica fa, in segno di protesta, ha dichiarato infatti: «Sono poi estremamente contento che questa mia decisione di non benedire le palme e gli ulivi avvenga a pochi giorni dalla pubblicazione del documento della Congregazione per la dottrina della fede».

Le cattoliche tedesche: “Opporsi a omofobia”

Il vescovo di Anversa, Johan Bonny

Tornando all’estero, altre comunità si sono scagliate contro la scelta vaticana. Il Messaggero riporta la notizia per cui «diverse associazioni di donne cattoliche che hanno chiesto al Vaticano di revocare il divieto di benedire le coppie gay e lesbiche». Interessante le dichiarazioni ufficiali di queste associazioni di donne, diffuse in una lettera aperta: «La missione della Chiesa di essere un segno di salvezza nel mondo significa opporsi all’omofobia e lavorare per la giustizia di genere, anche sulla base delle scienze umane» si legge in un documento di qualche giorno fa.

Le associazioni di donne cattoliche contro il Vaticano

Un documento importante, ricorda ancora il Messaggero: «La dichiarazione delle associazioni femminili è stata firmata dall’Associazione tedesca delle donne cattoliche (kfd), dalla Federazione delle donne cattoliche tedesche (KDFB), dalla Federazione delle donne cattoliche svizzere, dal Movimento delle donne cattoliche austriache e dal Movimento delle donne cattoliche dell’Alto Adige.Tutte sigle di peso che si sono consorziate decise a far valere la propria posizione anche a Roma». Queste associazioni chiedono, inoltre, una profonda revisione «della morale sessuale contemplata nel Catechismo».

Il vescovo di Vienna: “Un no che ferisce chi crede”

Bandiera rainbow in una chiesa austriaca

Malconento e proteste anche in Austria. E proprio in prossimità della Pasqua. «La parrocchia di Hard» riporta Globalist «è tra le diverse chiese del territorio che hanno deciso di sventolare la bandiera arcobaleno in solidarietà con la comunità Lgbt dopo il no del Vaticano avallato dal Papa». E scende in campo proprio il cardinale Cristoph Schonborn, l’arcivescovo di Vienna, che dichiara: «Non sono stato contento di questa dichiarazione della Congregazione per la dottrina della Fede. Per questo semplice motivo: il messaggio che ha attraversato i media di tutto il mondo è stato solo un “No”». Scelta che, per l’alto prelato, ferisce le persone credenti per le sue posizioni escludenti

Insomma: tutti segnali di insofferenza interni, quelli a cui stiamo assistendo, al mondo della chiesa nel suo senso più ampio. Quello di un’istituzione e di una comunità più ampia e multisfaccettata, che comprende proprio quelle persone che si definiscono cattoliche. Segnali che dovrebbero preoccupare, e non poco, le alte sfere di Roma.

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